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mercoledì 18 novembre 2020

MASCHERINE, COVID E IRRITAZIONI OCULARI...QUALE RELAZIONE?

 

IRRITAZIONE E SECCHEZZA OCULARI
ASSOCIATE AL PORTO DI MASCHERE FACCIALI

Questo è il titolo dell'articolo che vi propongo oggi. Si tratta di uno studio eseguito presso l'università dello Utah di Salt Lake City e pubblicato su Ophthalmology and Therapy (Moshirfar M, West WB Jr, Marx DP. Face Mask-Associated Ocular Irritation and Dryness. Ophthalmol Ther. 2020;9 (3):397-400).

In un articolo precedente abbiamo visto come il problema di una lacrima poco stabile, con conseguente secchezza oculare, sia un problema sempre più frequente anche in soggetti giovani (http://aulo-optometry.blogspot.com/2017/06/la-lacrimazione-puo-essere-segno-di.html).  

In questo studio gli autori analizzano le influenze dell'uso delle maschere facciali sulla stabilità della lacrima. Ormai da molti mesi infatti siamo costretti ad indossare le mascherini, a causa della pandemia, e queste convogliano il nostro respiro verso gli occhi provocando una maggior evaporazione della lacrima. Nello studio infatti si è registrato un rilevante aumento della sintomatologia dell'occhio secco anche in soggetti che non avevano mai avuto problemi di questo tipo. Fra i soggetti più a rischio risultano gli immunodepressi, le persone anziane e i sanitari obbligati a portare le maschere facciali per tempi prolungati.


La lacrima non è soltanto uno strato lubrificante per l'occhio, ma rappresenta una difesa e anche la nostra prima lente. Una secchezza oculare pone l'occhio a rischio maggiore di infezioni e peggiora la visione. 

In bibliografia non si trovano pubblicazioni sull'influenza negativa delle mascherine facciali sulla lacrima. Al contrario ci sono diverse ricerche su come fattori anatomici o sistemi di ventilazione e ossigenazione possano favorire l'evaporazione della lacrima e quindi provocare irritazione e secchezza oculare (1, 2, 3, 4, 5, 6). Ci sono poi alcuni articoli che pur iniziando ad affrontare la questione della secchezza oculare in casi COVID-19 (7, 8) la imputano alla malattia stessa. Moshirfar e i suoi colleghi suggeriscono che i risultati possano essere parzialmente associati all'uso obbligatorio della maschera a lungo termine in questi pazienti.

Gli autori di un altro articolo teorizzano anche che il toccarsi gli occhi più frequentemente, causa della fastidiosa sensazione di aria che soffia dalla maschera facciale, può aumentare la trasmissione del virus agli occhi (9).

In sostanza gli autori asseriscono che le maschere facciali possono proteggere naso e bocca (naturalmente si rifericono ai filtri facciali FFP2, FFP3 o N95 e N98 e non alle mascherini chirurgiche che non proteggono chi le indossa) ma lasciando libera una delle vie d'accesso preferenziali del virus, visto che gli occhi rimangono sempre aperti. Questi rappresentano una doppia via di contaminazione: quella diretta con congiuntiviti e quindi propagazione del virus attraverso l'occhio e quella indiretta attraverso le lacrime che continuamente scendono nelle vie aere atraverso i dotti lacrimali che portano al naso.

Inoltre l'uso della mascherina puo facilitare il contagio della SARS-CoV-2 riducendo la protezione del film lacrimale, che porta a lesioni corneali, e portare la persona che la usa a toccarsi gli occhi più frequentemente proprio per il fastidio che la secchezza oculare provoca. I pazienti che manifestano sintomi di secchezza oculare a causa dell'uso prolungato della maschera devono fare delle pause ogni poche ore per rimuovere la maschera, consentire agli occhi di riprendersi e applicare colliri lubrificanti.

L'irritazione oculare associata alla secchezza per il porto della maschera, solleva preoccupazioni per la salute degli occhi e l'aumento del rischio di trasmissione del COVID-19. I ricercatori invitano i loro colleghi a prendere atto di questa possibilità, educare i pazienti alla cura e alla protezione degli occhi e incoraggiare un'ulteriore osservazione di questo problema.

A conclusione vi propongo un mio precedente articolo dove si spiega come instillare le "lacrime artificiali" che no si usano come i farmaci (http://aulo-optometry.blogspot.com/2018/09/come-usare-la-lacrima-artificiale.html)

Bibliografia
1. Vallabhanath P, Carter SR. Ectropion and entropion. Curr Opin Ophthalmol. 2000;11:345–351.
2. Kousha O, Kousha Z, Paddle J. Exposure keratopathy: Incidence, risk factors and impact of protocolised care on exposure keratopathy in critically ill adults. J Crit Care. 2018;44:413–8.
3. Powell JB, Kim JH, Roberge RJ. Powered air-purifying respirator use in healthcare: effects on thermal sensations and comfort. J Occup Environ Hyg. 2017;14(12):947–954.
4. Dennis RJ, Miller RE 2nd, Peterson RD, Jackson WG Jr. Contact lens wear with the USAF protective integrated hood/mask chemical defense ensemble. Aviat Space Environ Med. 1992;63(7):565–71.
5. Salinas R, Puig M, Fry CL, Johnson DA, Kheirkhah A. Floppy eyelid syndrome: a comprehensive review. Ocul Surf. 2020;18:31–39.
6. Singh NP, Walker RJE, Cowan F, Davidson AC, Roberts DN. Retrograde air escape via the nasolacrimal system. Ann Otol Rhinol Laryngol. 2014;123(5):321–324.
7. Hong N, Yu W, Xia J, Shen Y, Yap M, Han W. Evaluation of ocular symptoms and tropism of SARS-CoV-2 in patients confirmed with COVID-19. Acta Ophthalmol. 2020
8. Wu P, Duan F, Luo C, Liu Q, Qu X, Liang L, et al. Characteristics of ocular findings of patients with coronavirus disease 2019 (COVID-19) in Hubei Province, China. JAMA Ophthalmol. 2020;138:575–578.
9. Lazzarino AI. Rapid response to: face masks for the public during the covid-19 crisis. BMJ. 2020;369:m1435. https://www.bmj.com/content/369/bmj.m1435/rr-40.
8. Wu P, Duan F, Luo C, Liu Q, Qu X, Liang L, et al. Characteristics of ocular findings of patients with coronavirus disease 2019 (COVID-19) in Hubei Province, China. JAMA Ophthalmol. 2020;138:575–578.
9. Lazzarino AI. Rapid response to: face masks for the public during the covid-19 crisis. BMJ. 2020;369:m1435. https://www.bmj.com/content/369/bmj.m1435/rr-40.
10. Sun C, Wang Y, Liu G, Liu Z. Role of the eye in transmitting human coronavirus: what we know and what we do not know. Front Public Health. 2020;8:155. 


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

lunedì 6 gennaio 2020

DISTURBI INTESTINALI CHE PROVOCANO MALATTIE OCULARI?


Per chi si fosse meravigliato della pubblicazione precedente, che non riguardava gli occhi, ecco la spiegazione. Si trattava di un'introduzione sul tema MICROBIOTI. Questi microbi che compongono la flora batterica (o flora microbiotica) possono aiutare l'organismo ma anche comprometterlo se disequilibrati nelle loro componenti.

L'articolo è tratto da una pubblicazione di Silvia Radrezza su "Microbioma.it Aggiornamento Medico" (https://microbioma.it/oftalmologia/asse-intestino-occhio-una-nuova-frontiera-delloftalmologia/).

Asse intestino-occhio: una nuova frontiera dell’oftalmologia

La salute degli occhi passa anche dall’intestino. Capirne meglio la relazione con il microbiota potrebbe facilitare lo sviluppo di nuove terapie mirate per il trattamento di disturbi oculari. Ecco cosa dice la letteratura scientifica.

1 Novembre 2019

Stato dell’arte
Il microbioma intestinale sembrerebbe correlato anche alla salute oculare. Molto rimane però ancora da scoprire.

Cosa aggiunge questo studio
La revisione riassume le evidenze disponibili riguardo la relazione tra intestino, microbioma oculare e patologie dell’occhio.

Conclusioni
L’esistenza dell’asse occhio-intestino sembrerebbe confermata. Un suo ulteriore approfondimento permetterà di mettere a punto terapie mirate per i disturbi e patologie dell’occhio.

La salute degli occhi passa anche dall’intestino. Capirne meglio la relazione con il microbiota potrebbe facilitare lo sviluppo di nuove terapie mirate per il trattamento di disturbi oculari.

È in questa direzione che il campo dell’oftalmologia si sta muovendo: «Ormai diversi studi – spiega Gianluca Scuderi del Dipartimento di neuroscienze, salute mentale e organi di senso – Nesmos della Sapienza Università di Roma e responsabile dell’Unità operativa di oculistica dell’Ospedale Sant’Andrea – hanno dimostrato che esiste un asse intestino-occhio, tant’è vero che chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile in molti casi ha anche dei problemi di irritazione della superficie oculare».

Ma qual è il ruolo del microbiota della superficie oculare? «L’equilibrio del microbioma – prosegue Scuderi – è importante non solo per il benessere intestinale, ma anche per quello dell’apparato visivo e quando questo equilibrio si rompe il microbioma può entrare in gioco nell’insorgenza di alcune patologie infiammatorie dell’occhio».

Un recentissimo studio, coordinato da Kara M. Cavuoto della University of Miami Miller School of Medicine (USA) e pubblicato sulla rivista The Ocular Surface, ha infatti confermato come nell’occhio umano coesistano numerosi microhabitat batterici, la cui composizione riflette i livelli di esposizione all’ambiente esterno.

I generi più rappresentati sulla superficie oculare sono Propionibacterium e Corynebacteria, seguiti da Staphylococcus, Streptococcus, Acinetobacter, Brevundomonas, Pseudomonas spp., Aquabacterium e Sphingomonas, seppur con una elevata diversità. Sarebbero infatti in media 221 le specie per soggetto, influenzate soprattutto dalla salute del microbiota intestinale, oltre che dall’età dell’ospite, meno invece dal genere.

Una disbiosi intestinale sembrerebbe infatti avere un ruolo in caso di occhio secco o infezioni, in processi infiammatori oculari quali l’uveite, la cheratite e il glaucoma, ma anche in retinopatie diabetiche o degenerazioni maculari. Eccone qualche esempio.

•    Occhio secco: il decremento di Clostridium a favore dei patogeni intestinali Enterobacter, Escherichia/Shigella e Pseudomonas in seguito a terapia antibiotica peggiora la secchezza oculare in modelli murini. Di contro, miglioramenti significativi sono stati registrati in seguito a trapianto di microbiota fecale da donatori sani in modelli germ-free

•    Uveite: l’incremento a livello intestinale di Fusobacterium ed Enterobacteriaceae sembrerebbe favorire lo sviluppo di uveite

•    Retinopatia diabetica: una ridotta abbondanza di Bacteroides intestinali sembrerebbe correlata a una glicemia elevata, con conseguente aumento del rischio di retinopatia diabetica

•    Degenerazione maculare: elevata presenza fecale di Firmicutes e Clostridia controbilanciata da una scarsa abbondanza di Bacteroidetes ed Erysipelotrichi è risultata associata a un maggior danno alla retina. In pazienti con degenerazione maculare è stata inoltre registrata una più alta espressione di Ruminococcaceae e Prevotella rispetto ai controlli sani

•    Glaucoma: nella sua forma acuta il glaucoma viene oggi considerato da una parte una malattia infiammatoria e dall’altra come una malattia neurodegenerativa al pari di Alzheimer,  Parkinson o SLA. Un aumento di Bacteroidetes e Prevotella intestinali, oltre che di Streptococci a livello orale, sembrerebbero essere aspetti implicati nella sua eziopatologia.

Accanto al microbiota intestinale riveste un ruolo importante per la salute dell’occhio anche il mantenimento della composizione fisiologica del microbiota oculare visto il suo attivo coinvolgimento nei meccanismi di difesa da patogeni esterni come per esempio Pseudomonas aeruginosa, il principale agente infettivo oftalmico.

Tra i fattori influenti troviamo anche l’applicazione delle lenti a contatto. In utilizzatori abituali di tali dispositivi si è registrato infatti un aumento di patogeni opportunisti (Pseudomonas, Acinetobacter, Methylobacterium ecc.) da ricondurre probabilmente a un’alterazione dell’integrità della barriera superficiale oculare.  Inoltre, è stata dimostrata una relazione positiva fra l’arrossamento degli occhi, condizione favorita dalla presenza di lenti a contatto, e la colonizzazione di Haemophilus influenzae.

In conclusione, la manipolazione mirata del microbiota intestinale, nonché il mantenimento della composizione fisiologica di quello oculare, sembrano rappresentare valide alternative per la prevenzione e/o cura di patologie o disturbi dell’occhio. L’applicazione topica di probiotici a base di Lactobacillus acidophilus sembrerebbe per esempio migliorare la cheratocongiuntivite. Considerando però la preliminarità di tali risultati, sono necessari ulteriori studi.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia - Ministry of Welfare licence n.1169
Esperto in tecniche visuo-posturali
Tutor presso la scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Membro Associazione Italiana Dislessia (AID)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

martedì 25 settembre 2018

COME USARE LA LACRIMA ARTIFICIALE


La lacrima artificiale non è un farmaco ma una sostanza che aumenta la resistenza della nostra lacrima all'evaporazione. La sostanza più efficace, e presente nel nostro corpo, è l'Acido Ialuronico. Al contrario colliri come quelli alla camomilla, alle erbe, ecc. peggiorano la situazione di seccheza oculare (vedi http://aulo-optometry.blogspot.com/2017/06/la-lacrimazione-puo-essere-segno-di.html).

Ma vediamo come si instilla una lacrima artificiale a differenza di un farmaco. Normalmente i colliri prescritti per curare delle malattie vengono instillati separando la palpebra inferiore dall'occhio e lasciando cadere il collirio in quello spazio.










 

Nel caso di lacrima artificiale in forma di collirio dovremo ottimizzare l'uso idratando solo la parte dell'occhio scoperta ed evitare l'effetto "caduta" della goccia che porta inevitabilmente a chiudere le palpebre, con una reazione involontaria e veloce. Questo provocherà l'espulsione della maggior parte del collirio. Vediamo quindi come fare (uno specchio vi faciliterà le cose):

inclinate leggermente la testa su un lato

 

Appoggiate il beccuccio del flaconcino nell'angolo formato fra la palpebra superiore e quella inferiore.



Premete leggermente il flaconcino fino a sentire il collirio che si spande sull'occhio. Ripete l'operazione sull'altro occhio inclinando la testa dalla parte opposta.



In questo modo sfrutterete al massimo le proprietà del collirio: userete solo la quantità necessaria solo nella parte esposta.

Nel caso di lacrima artificiale in forma di GEL seguirete invece il seguente metodo:
con la mano che non tiene il GEL staccate la palpebra dall'occhio, con una leggera trazione verso il basso.


Spandete, all'interno della palpebra, 3-4mm di GEL.


Lasciate la palpebra e sbattete un po

Quello che uscirà, nel caso abbiate usato troppo gel, lo potrete togliere con un fazzolettino tamponando leggermente le palpebre.

Naturalmente il gel essendo così denso, se usato prima di un'attività visiva, richiederà qualche minuto per recuperare una visione chiara. Ma sempre per la stessa densità garantirà una protezione più prolungata.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Esperto in tecniche visuo-posturali
Membro AID (Associazione Italiana Dislessia)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

giovedì 30 novembre 2017

OCCHIO SECCO E INCIDENTI STRADALI

A seguire un interessante articolo sull'influenza della secchezza oculare sulla guida. E quando si parla di secchezza oculare dobbiamo considerare che uno dei sintomi tipici di questo disturbo è una lacrimazione riflessa.

La secchezza oculare, molto spesso non riconosciuta, provoca sintomi dai più semplici come lacrimazione improvvisa, bruciori e prurito ai più complessi come mal di testa, visione disturbata, abbagliamento.

Scoprire se avete l'occhio secco è molto semplice con un test veloce e non fastidioso, che viene eseguito di routine nei nostri studi optometrici, e la soluzione altrettanto semplice con l'istillazione di lacrima artificiale.

Per chiarimenti ed informazioni non dubitate in contattarmi











Articolo Originale

Caratteristiche dei sintomi vissuti da persone, con secchezza dell'occhio, durante la guida in Cina

Y Wang, H Lv, Y Liu, X Jiang, M Zhang, X Li & W Wang
Scopo
Valutare la qualità della vita correlata alla vista e le prestazioni di guida auto-riportate dei pazienti con malattia dell'occhio secco (DED).

Pazienti e metodi
Lo studio è stato eseguito nel centro oculistico del terzo ospedale della Peking University, in Cina. In totale sono stati esaminati 87 pazienti con occhio secco e 42 di controllo, inclusi 49 pazienti senza alcun trattamento (gruppo A), 38 pazienti trattati con lacrime artificiali (gruppo B) e 42 di controllo senza DED (gruppo C). I partecipanti non hanno avuto malattie agli occhi tranne DED. Sono stati raccolti punteggi di un questionario sulla qualità della vita correlata alla visione (indice di patologia della superficie oculare OSDI), un questionario sulla funzione visiva correlato alla vita quotidiana e un questionario sulle prestazioni durante la guida. I dati sono stati confrontati tra i gruppi e analizzati.

Risultati
Differenze significative in tutte le caratteristiche cliniche e punteggi OSDI sono state trovate tra pazienti DED e controlli normali (P <0,05). Mentre i soggetti del gruppo A si sentivano più a disagio di quelli del gruppo B, i limiti funzionali relativi all'occhio secco erano significativi in tutti i pazienti DED, specialmente per il lavoro quotidiano e l'uso di un computer. Il DED era correlato con abitudini e prestazioni di guida non sicure, che aumentavano il rischio di guida pericolosa (P <0,01). Per i pazienti con DED, il tasso di incidenti e quasi incidenti è stato del 10,33% e il tasso degli obiettivi mancati è stato del 32,17%.

Conclusioni
DED (Sindrome dell'occhio secco) può portare a molti inconvenienti nella vita quotidiana, compresa la guida. La frequenza delle abitudini e delle prestazioni di guida non sicure aumentano nei pazienti con secchezza oculare.

Referenze
1. The epidemiology of dry eye disease: report of the Epidemiology Subcommittee of the International Dry Eye WorkShop (2007). Ocul Surf 2007; 5(2): 93–107.
2. Baudouin C, Creuzot-Garcher C, Hoang-Xuan T, Rigeade MC, Brouquet Y, Bassols A et al. Severe impairment of health-related quality of life in patients suffering from ocular surface diseases. J Fr Ophtalmol 2008; 31(4): 369–378.
3. The definition and classification of dry eye disease: report of the Definition and Classification Subcommittee of the International Dry Eye WorkShop (2007). Ocul Surf 2007; 5(2): 75–92.
4. Schein OD, Tielsch JM, Munoz B, Bandeen-Roche K, West S. Relation between signs and symptoms of dry eye in the elderly. A population-based perspective. Ophthalmology 1997; 104(9): 1395–1401.
5. Begley CG, Chalmers RL, Abetz L, Venkataraman K, Mertzanis P, Caffery BA et al. The relationship between habitual patient-reported symptoms and clinical signs among patients with dry eye of varying severity. Invest Ophthalmol Vis Sci 2003; 44(11): 4753–4761.
6. Nichols KK, Nichols JJ, Mitchell GL. The lack of association between signs and symptoms in patients with dry eye disease. Cornea 2004; 23(8): 762–770.
7. Behrens A, Doyle JJ, Stern L, Chuck RS, McDonnell PJ, Azar DT et al. Dysfunctional tear syndrome: a Delphi approach to treatment recommendations. Cornea 2006; 25(8): 900–907.
8. Dougherty BE, Nichols JJ, Nichols KK. Rasch analysis of the Ocular Surface Disease Index (OSDI). Invest Ophthalmol Vis Sci 2011; 52(12): 8630–8635.
9. Tong L, Waduthantri S, Wong TY, Saw SM, Wang JJ, Rosman M et al. Impact of symptomatic dry eye on vision-related daily activities: the Singapore Malay Eye Study. Eye 2010; 24(9): 1486–1491.
10. Miljanovic B, Dana R, Sullivan DA, Schaumberg DA. Impact of dry eye syndrome on vision-related quality of life. Am J Ophthalmol 2007; 143(3): 409–415.
11. Rieger G. The importance of the precorneal tear film for the quality of optical imaging. Br J Ophthalmol 1992; 76(3): 157–158.
12. Koh S, Maeda N, Kuroda T, Hori Y, Watanabe H, Fujikado T et al. Effect of tear film break-up on higher-order aberrations measured with wavefront sensor. Am J Ophthalmol 2002; 134(1): 115–117.
13. Deschamps N, Ricaud X, Rabut G, Labbe A, Baudouin C, Denoyer A. The impact of dry eye disease on visual performance while driving. Am J Ophthalmol 2013; 156(1): 184–189 e3.
14. Huang FC, Tseng SH, Shih MH, Chen FK. Effect of artificial tears on corneal surface regularity, contrast sensitivity, and glare disability in dry eyes. Ophthalmology 2002; 109(10): 1934–1940.
15. Mangione CM, Lee PP, Gutierrez PR, Spritzer K, Berry S, Hays RD et al. Development of the 25-item National Eye Institute Visual Function Questionnaire. Arch Ophthalmol 2001; 119(7): 1050–1058.
16. Freeman EE, Gange SJ, Munoz B, West SK. Driving status and risk of entry into long-term care in older adults. Am J Public Health 2006; 96(7): 1254–1259.
17. Goto E, Yagi Y, Matsumoto Y, Tsubota K. Impaired functional visual acuity of dry eye patients. Am J Ophthalmol 2002; 133(2): 181–186.
18. Ferrer-Blasco T, Garcia-Lazaro S, Montes-Mico R, Cervino A, Gonzalez-Meijome JM. Dynamic changes in the air-tear film interface modulation transfer function. Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2010; 248(1): 127–132.
19. Montes-Mico R, Alio JL, Charman WN. Dynamic changes in the tear film in dry eyes. Invest Ophthalmol Vis Sci 2005; 46(5): 1615–1619.
20. Montes-Mico R, Caliz A, Alio JL. Wavefront analysis of higher order aberrations in dry eye patients. J Refract Surg 2004; 20(3): 243–247.



ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

martedì 6 giugno 2017

OCCHIO SECCO E CHIRURGIA DEL SEGMENTO ANTERIORE










Riporto, a seguire, brani di una pubblicazione, stranamente non più disponibile, tratta dalla pagina "Centro Studi Lacrimazione" del sito del Centro Oftalmo-Chirurgico Carone. Chissà che come centro di chirurgia refrattiva, dopo la pubblicazione, ci sia stato un ripensamento nel pubblicare problemi post-chirurgici.
E' molto interessante l'analisi sulla relazione fra interventi chirurgici, e in particolare la chirurgia refrattiva, e problemi di occhio secco.


 

 


 





Occhio secco e chirurgia del segmento anteriore

....Il film lacrimale ha un ruolo fondamentale per garantire l’integrità della superficie oculare e ogni suo cambiamento in termini quantitativi e/o qualitativi può determinare una situazione di occhio secco (dry eye) che può creare una sintomatologia soggettiva per il paziente di grave disagio e non permettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Se infatti i sintomi quali bruciore, sensazione di corpo estraneo, fotofobia associati a iperemia congiuntivale e secrezione possono essere presenti dopo ogni tipo di chirurgia corneale in caso di occhio secco, ancora più invalidante dal punto di vista visivo può essere il risultato in caso si tratti di chirurgia refrattiva sia corneale (LASIK o PRK) che sul cristallino (cataratta o lensectomia refrattiva con IOL multifocali o toriche).(1)

La chirurgia refrattiva che ha lo scopo di eliminare i difetti di vista e permettere una visione ottimale quantitativamente e, se possibile, qualitativamente senza occhiali o lenti a contatto può essere infatti fortemente condizionata da un cattivo film lacrimale; ma la stessa chirurgia d’altra parte può compromettere in maniera importante la lacrimazione e di conseguenza tutta la superficie oculare.(2)(3)(4)


Anche condizioni che possono ridurre la sensibilità corneale e quindi il riflesso di ammiccamento come l’uso prolungato delle lenti a contatto (22) possono determinare a seguito dell’intervento un maggior rischio di avere una condizione di occhio secco per fenomeni meccanici legati ad una eccessiva evaporazione del film lacrimale. Tutte le patologie immunologiche che alterano la produzione da parte della ghiandola lacrimale (ad es. Sindrome di Sjogren) (23) sono altrettanto pericolose e devono essere accertate prima di procedere ad un’eventuale intervento chirurgico.

Dato che l’occhio secco determina infiammazione della superficie oculare e l’infiammazione della superficie ha un ruolo nella persistenza e nei sintomi correlati all’occhio secco, vanno diagnosticate anche tutte quelle condizioni infiammatorie che possono coinvolgere le palpebre e la congiuntiva. Blefarocongiuntiviti croniche, congiuntiviti croniche di tipo atopico e altre condizioni infiammatorie possono esacerbare i sintomi infiammatori della superficie oculare ed i sintomi di occhio secco presenti dopo l’intervento causando alterazioni nella guarigione tissutale e il persistere dei disturbi per molto tempo dopo la chirurgia. (25)


Conclusioni

L’occhio secco è una complicazione molto comune dopo la chirurgia refrattiva corneale e della cataratta. Di solito i disturbi si risolvono spontaneamente nell’arco di alcuni mesi e solo in alcuni casi tendono a cronicizzare.

Per minimizzare tali disturbi e raggiungere risultati chirurgici ottimali è molto importante diagnosticare e se possibile evitare di trattare pazienti con uno stato di grave occhio secco, specialmente se associato a patologie sistemiche di tipo immunitario quali collagenopatie e severi stati allergici.

I problemi legati alla lacrimazione e all’occhio secco non solo possono avere un affetto negativo sui risultati ma anche sui tempi di guarigione tissutale. Per questi motivi è utile non solo trattare efficacemente i pazienti dopo l’intervento ma talora anche preventivamente con lacrime artificiali, ciclosporina A, E-PRP, plug, trattamenti termici palpebrali e tutto ciò che può servire per arrivare al giorno della procedura chirurgica nelle condizioni migliori possibili.


Bibliografia
1) Hunkeler JD, Coffman TM, Paugh J, et al. Characterization of visual phenomena with the Array multifocal intraocular lens. J Cataract Refract Surg. 2002;28(7):1195-1204.
2) Li XM, Hu J, Wang W. Investigation of dry eye disease and analysis of the patogenic factors in patients after cataract surgery. Cornea. 2007;26(9) (suppl):16-20.
3) Hovanesian JA, Shah SS, Maloney RK. Symptoms of dry eye and recurrent erosion syndrome after refractive surgery. J. Cataract Refract. Surg. 2001; 27(4):577-584.
4) Ambrosio R, Jr, Tervo T, Wilson SE. LASIK-associated dry eye and neurotrophic epitheliopathy: pathophysiology and strategies for prevention and treatment. J. Refract. Surg. 2008;24(4):396-407.

22) Lee SY, Petznick A, Tong L. Associations of sistemi diseases, smoking and contact lens wear with severity of dry eye. Ophthal. Physiol. Opt. 2012;32(6):516-526.
23) Liang L, Zhang M, Zou W, Liu Z. Aggravated dry eye after laser in situ keratomileusis in patients with Sjogren syndrome. Cornea. 2008;27(1):120-123.
25) De Paiva CS, Chen Z, Koch DD, et al. The incidence and risk factorsfor developing dry eye after miopic LASIK. Am. J. Ophthalmol. 2006;141(3):438-445.


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

LA LACRIMAZIONE PUO' ESSERE SEGNO DI SECCHEZZA OCULARE?

















Di frequente capita di indicare ad un paziente che ha secchezza oculare e la risposta è "no, occhio secco no! Anzi lacrimo spesso!". E questa ne è la conferma!

Infatti la lacrimazione improvvisa o quella sensazione di occhio sempre bagnato rappresentano quasi sempre una difesa del sistema visivo in presenza di una secchezza oculare.
Oltre alla lacrimazione, altri sintomi possono essere ovviamente la sensazione di occhio asciutto ma anche sensazione di stanchezza, punture oculari, peggioramenti intermittenti della visione, fino a dolori interni agli occhi e conseguenti mal di testa. 

MA DA COSA DIPENDE UNA BUONA LUBRIFICAZIONE DEGLI OCCHI?
















COMPOSIZIONE

La componente più importante ovviamente è la composizione della lacrima che deve avere una parte grassa (lipidica) e una acquosa. L'equilibrio fra queste due componenti permetterà alla lacrima di non evaporare eccessivamente e di svolgere tutte le sue importanti funzioni di protezione, nutrimento, lubrificazione e qualità ottica. La qualità di questa composizione, e quindi della resistenza all'evaporazione, si valuta istillando un colorante apposito nella lacrima e valutando il tempo di evaporazione in secondi.










AMMICCAMENTI
La lacrima viene stesa sull'occhio ad ogni battito delle palpebre (ammiccamento) eliminando allo stesso tempo la lacrima vecchia. Anche la frequenza con la quale una persona chiude ad apre gli occhi ha la sua importanza. Infatti se la lacrima evapora in 8 secondi, che è un valore dei migliori, ma la persona ammicca ogni 6 secondi, avremo un rinnovo totale della lacrima prima che questa evapori.

CONDIZIONI DELLE PALPEBRE
Altro aspetto molto importante è la condizione anatomica e funzionale delle palpebre. Infatti se sono loro che si occupano di stendere la lacrima sull'occhio, è importante che sia ben tese e regolari nella loro forma. Con gli anni le palpebre perdono di tonicità e questo fa si che peggiori l'adesione sull'occhio e quindi il loro lavoro. Anche una forma particolare può rendere più difficle la chiusura completa e una funzione ottimale.









INTEGRITA' DELLA CORNEA
Piccoli traumi, interventi chirurgici o malattie della cornea alterano sempre la struttura della superfice esterna (epitelio) che presenta normalmente ciglia vibratili, microvilli o stereociglia (Atlante di Istologia). Queste sono strutture che permettono alla lacrima di rimanere stabile anche in posizione verticale e ne facilitano il movimento sulla superficie oculare.

COSA FAVORISCE L'EVAPORAZIONE DELLA LACRIMA

FATTORI ESTERNI
Sono fondamentalmente 5 i fattori che favoriscono l'evaporazione dei liquidi, e nello specifico della lacrima:
- calore (estate, riscaldamento, forni, asciugacapelli, ecc.)
- freddo (inverno, celle frigorifero, ecc.)
- vento e ventilatori
- aria condizionata e deumidificatori
- fumo
Ovviamente la somma di più di uno di questi fattori aumenta in modo importante la possibilità che un occhio, anche con lacrima, anatomia delle palpebre e frequenza di ammiccamento normali possa soffrire di secchezza.











FATTORI COMPORTAMENTALI
Come abbiamo detto la frequenza di ammiccamento rappresenta un fattore importante per poter mantenere una lacrima stabile. Ma questa frequenza può essere cambiata anche dall'attività che svolgiamo. Tutte le volte che ci concentriamo su qualcosa riduciamo i battiti di palpebre. Fra queste attività troviamo ovviamente il lavoro (computer o applicazione in lavori di precisione), lo studio, ecc. Oggi questi momenti sono aumentati notevolmente a causa dell'uso di telefonini, tablet e videogiochi portatili. Quindi anche una persona con lacrima normale può soffrire di secchezza oculare funzionale.

Il porto delle Lenti a Contatto rappresenta un'altro fattore di rischio per i cambiamenti anatomici e funzionali che la lente provoca negli anni (specialmente con un porto sconsiderato e non seguito da uno specialista) e per la continua richiesta all'occhio di liquido da parte delle lenti morbide.

FATTORI PATOLOGICI
Esistono malattie sistemiche, conseguenze di interventi chirurgici o alterazioni del proprio organismo che provocano alterazioni della lubrificazione dell'occhio generando secchezza oculare come (Centro Studi Lacrimazione):
- variazioni ormonali (peri-menopausa, menopausa)
- utilizzo di farmaci (per il controllo della pressione, per la cura della depressione, diuretici)
- malattie associate come il diabete, artrite reumatoide, problemi alla tiroide, Sindrome di Sjögren (malattia infiammatoria cronica autoimmune che distrugge le ghiandole lacrimali)
- interventi chirurgici all’occhio (cataratta e chirurgia laser/refrattiva).









COME SAPERE SE HAI L'OCCHIO SECCO
Durante una normale visita si possono valutare la quantità e la qualità della lacrima in modo che, se necessario, può essere consigliato l'uso di lacrima artificiale. In questi casi è importante sapere che i colliri da usare devono essere specifici per la secchezza oculare.

CHE COLLIRI USARE
Non tutti i colliri servono alla nostra necessità di occhio secco anzi la maggior parte di prodotti alla camomilla, acqua di mare, alle erbe, rinfrescanti, ecc. essendo a base acquosa peggioreranno la situazione. Il componente che deve essere presente nelle nostre lacrime artificiali è l'acido ialuronico, sostituto della componente grassa della lacrima.

Per ulteriori chiarimenti scrivete a
ieri.luca@gmail.com

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Esperto in tecniche visuo-posturali
Membro AID (Associazione Italiana Dislessia)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

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