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venerdì 24 dicembre 2021

LA FDA APPROVA UN COLLIRIO PER LA PRESBIOPIA

COS'E' LA PRESBIOPIA E QUALI RIMEDI SONO A NOSTRA DISPOSIZIONE

Sta apparendo, nelle riviste americane di oftalmologia (4, 5), una notizia di un farmaco, apparentemente rivoluzionario, per la soluzione del problema della presbiopia...e se viene approvato dalla FDA, famosa agenzia governativa statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, sarà affidabile e sicuro! Ma alcuni oculisti non sono d'accordo e vedremo perché!

Purtroppo, nonostante la notorietà di questo ente, la Food & Drug Administration, non è la prima volta che le decisioni prese non risultano delle migliori con, nel passato, clamorosi errori di valutazione (cfr. scandalo OxyContin).

Iniziamo con un breve chiarimento sulla Presbiopia!

Il nostro occhio presenta all'interno una lente (cristallino o lens in inglese) che ha la capacità di cambiare di forma permettendoci di passare dalla visione da lontano a quella da vicino (6). Questo processo è chiamato accomodazione ed è relazionato all'età della persona. 

Infatti il cristallino ha una struttura che potremmo assimilare a quella di un albero (7), dove nel tempo si ha una continua sovrapposizione di strati che provocano una riduzione della propria elasticità.

Il problema della presbiopia quindi, la riduzione della visione da vicino non è, come si crede normalmente, un problema che insorge intorno ai 45 anni di età ma è un processo continuo presente fin dalla nascita e secondo alcuni ricercatori perfino dal periodo embrionale.

Infatti, almeno fino dalla nascita, il cristallino aggiunge strati uno sull'altro riducendo progressivamente la propria elasticità e possibilità di mettere a fuoco da vicino. Nel tempo però ci si accorge di questo processo continuo ed inesorabile solo quando le braccia non riescono più ad adattare la distanza dell'oggetto osservato alle capacità residue del cristallino di cambiare di forma.



Quindi, per sfatare un comune mito, la presbiopia non è causata da una perdita di forza dei muscoli addetti alla messa a fuoco, che rimangono per tutta la vita ben attivi, ma appunto dalla perdita di elasticità della nostra lente. La conclusione è che comunque arrivati intorno ai 45-50 anni le persone hanno problemi nella visione da vicino e cercheranno una soluzione (6).



Fra i molti studi ne cito uno (9) che esamina le prove a sostegno dell'ipotesi che i raggi UV e altre cause, tra cui la genetica, la nutrizione, tossine e temperatura degli ambienti possano provocare una presbiopia precoce, interferendo con la struttura del cristallino. 

Quali soluzioni abbiamo a disposizione?

Il primo approccio è spesso "mi presti un attimo i tuoi occhiali!", dopodiché si ricorre frequentemente agli occhiali già pronti che ovviamente non correggono le frequenti differenze fra un occhio e l'altro, l'eventuale astigmatismo che accompagna la presbiopia e molto difficilmente avranno i centri ottici corrispondenti ai "centri visivi" dei propri occhi. 

Una visita appropriata potrà invece permettere la giusta correzione dei due occhi, e l'acquisto di un occhiale fatto su misura con il rispetto delle indicazioni della prescrizione e quello delle caratteristiche soggettive come le altezze e le distanze degli assi visivi.


Altra interessante alternativa sono le lenti a contatto progressive che permettono di eliminare l'uso della montatura, che a molti nuovi presbiti risulta fastidiosa. Questa scelta però non garantisce sempre la qualità ottica dell'occhiale (stabilità della lente a contatto nell'occhio, che condiziona anche la correzione dell'astigmatismo) e richiede molta attenzione per le problematiche che le lenti a contatto pongono rispetto alla salute degli occhi (10, 11).

Per quanto riguarda la chirurgia, durante l'intervento di cataratta, possono essere adottate lenti intraoculari di tipo multifocale di vario tipo, ancora però in una fase di miglioramento e sperimentazione. Il problema di queste soluzioni, a differenza per esempio delle lenti a contatto, è che non si può tornare indietro in caso di soluzione non soddisfacente.

Per ultimo la soluzione farmacologica presentata dal titolo "La FDA approva un collirio per la presbiopia". Come accennavo all'inizio dell'articolo, si tratta di un farmaco ben noto in ambito oftalmologico, usato per la cura del glaucoma (8), pressione alta dell'occhio, da oltre 100 anni (1, 2, 3). La Pilocarpina, derivata da una pianta originaria del Sudamerica, fu isolata per la prima volta nel 1874 da Hardy e Gerrard. 
sopra pupilla ristretta (miotica), sotto pupilla normale (mesopica)

Il principio di funzionamento è molto semplice: il farmaco provoca un forte ristringimento della pupilla. Questo effetto riproduce un foro stenopeico, piccolo forellino, che per un fenomeno di fisica ottica permette di mettere a fuoco gli oggetti a qualsiasi distanza e qualsiasi sia il nostro problema visivo (14). Credo che chiunque di voi abbia visto in qualche momento gli occhiali stenopeici per "ginnastica visiva (vedi articolo su effetti e rischi di questo occhiale (Occhiali per tutti basso costo).



Di fatto, quindi, questa azione farmacologica può migliorare la visione non solo da vicino ma anche da lontano per problemi di miopia, ipermetropia e astigmatismo. Ma quali sono i problemi della Pilocarpina? Le gocce oculari di pilocarpina o il gel per gli occhi possono causare effetti collaterali come: visione sfocata o annebbiata, bruciore o fastidio agli occhi, prurito o arrossamento, lacrimazione o gonfiore dell'occhio, arrossamento delle palpebre, male alla testa.
Alcuni effetti collaterali possono essere gravi: sudorazione, tremori muscolari, mal di stomaco e vomito, diarrea, respirazione difficoltosa, salivazione, vertigini e debolezza (MedLinePlus.gov).

La cosa interessante è scoprire, attraverso dei commenti di oculisti alla notizia (IntraMed.net), che il farmaco è stato abbandonato per l'uso principale che era del controllo della pressione dell'occhio. Questo proprio a causa degli effetti collaterali problematici in un uso frequente. Sembrerebbe che con l'aiuto della FDA la casa farmaceutica abbia cercato un nuovo mercato, perso il vecchio.

CONCLUDENDO quindi possiamo dire che il farmaco non è una novità anzi, talmente vecchio che è stato abbandonato nella pratica clinica per i suoi problemi. Richiede un tempo di azione tra i 15 e i 20 minuti, quindi non è certo come indossare un paio di occhiali al bisogno ma è necessario programmarne l'uso, o meglio programmare la lettura. Gli effetti collaterali sono numerosi e potrebbero perfino rendere difficoltosa la visione. L'efficacia è di circa 6 ore e quindi è possibile doverne instillare più volte nell'arco della giornata.

Bibliografia

1) Sneader W (2005). Drug Discovery: A History. John Wiley & Sons. p. 98. ISBN 978-0-471-89979-2. Archived from the original on 2016-12-29.
2) Rosin A (1991). Pilocarpine. A miotic of choice in the treatment of glaucoma has passed 110 years of use. Oftalmologia (in Romanian). 35 (1): 53–5. PMID 1811739.
3) Holmstedt, B; Wassén, SH; Schultes, RE (January 1979). Jaborandi: an interdisciplinary appraisal. Journal of Ethnopharmacology. 1 (1): 3–21. doi:10.1016/0378-8741(79)90014-x. PMID 397371.
4) Skylar Kenney, Assistant Editor. FDA Approves Pilocarpine HCl Ophthalmic Solution for Patients With Presbyopia Pharmacy Times, November 1, 2021.
5) David Hutton, OT Staff Reports. FDA approves eye drops for treatment of presbyopia. Ophthalmology Times, October 30, 2021.
6) William M. Hart ed al. Adler's Physiology Of The Eye: Clinical Application, 9e by Mosby (1992-06-15).
7) 
Cataracts - Opticians Association of Canada (OAC) Intracom - April 2019.
8) 
"Pilocarpine". The American Society of Health-System Pharmacists. Archived from the original on 28 December 2016. Retrieved 8 December 2016.
9) 
M.A. Stevens, J.P. Bergmanson. Does sunlight cause premature aging of the crystalline lens? J. Am. Optom. Assoc.
1989 Sep;60(9):660-3.
10) 
R.C. Tripathi, B.J. Tripathi, M. Ruben. The pathology of soft contact lens spoilage. Ophthalmology. 1980 May; 87(5):365-80. doi: 10.1016/s0161-6420(80)35222-6.
11) 
Malcolm M. Kates, BS, BA; Sonal Tuli, MD, MEd. Complications of Contact Lenses. JAMA. 2021;325(18):1912. doi:10.1001/jama.2020.20328.
12) 
Liberdade C. Salerno, Mauro C. Tiveron, Jr., and Jorge L. Alió. Multifocal intraocular lenses: Types, outcomes, complications and how to solve them. Taiwan J Ophthalmol. 2017 Oct-Dec; 7(4): 179–184.
13) 
Eun Chul Kim, Kyung-Sun Na, Hyun Seung Kim & Ho Sik Hwang. How does the world appear to patients with multifocal intraocular lenses?: a mobile model eye experiment. BMC Ophthalmology volume 20, Article number: 180 (2020).
14) I. M.Borish. Clinical Refraction - Volume 2, pag.1040. ed. The Professional Press, College of Optometry, Indiana University, 1970.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

giovedì 6 agosto 2020

VISIONE DOPPIA DOPO LA CATARATTA? COME EVITARLO!

VISIONE DOPPIA SEMPRE PIU' FREQUENTE DOPO CATARATTA

Con l'aumentare della vita media, e probabilmente anche cambiamenti di tipo ambientale e alimentare, l'opacizzazione del cristallino, che porta poi alla "maturazione" della cataratta, si fa sempre più frequente. Parallelamente aumentano anche i casi di visione doppia dopo l'intervento per la sostituzione del cristallino.

Non trattandosi di una patologia, molto spesso dopo l'intervento viene consigliato semplicemente di aspettare fino a quando il problema rientri spontaneamente. In genere questo avviene ma spesso dopo vari mesi che la persona è costretta a passare con un forte disagio o per la visione doppia o per l'uso di un tappo su un occhio.


Anche se la signora, in posa per la foto, sembra felice in realtà questo problema provoca disagi molto forti per i quali viene prospettata, come dicevamo, solo l'attesa e la pazienza. In taluni casi perfino la rassegnazione, se dopo alcuni mesi il problema permane. Nell'articolo precedente (http://aulo-optometry.blogspot.com/2020/01/equilibrio-e-visione-in-eta-avanzata.html) alcuni studi dimostrano come squilibri della visione binoculare possono influire in modo importante sull'equilibrio e motilità delle persone anziane, mettendole anche a rischio di cadute e fratture.

Uno studio (1) dedicato a questi casi ha evidenziato come l'intervento di cataratta non sia la causa diretta delle anomalie di visione binoculare non strabiche (NSBVA), e quindi dello sdoppiamento, ma evidenzi disfunzioni potenziali o subacute già presenti prima dell'intervento stesso. Probabilmente già nella progressione della cataratta, che raramente è contemporanea nei due occhi, si sviluppa una visione diversa che rende più complicata la "fusione" e cioè l'uso coordinato dei due occhi sia da un punto di vista motorio che a livello sensoriale.


Qing-Qing e colleghi (1) hanno valutato i dati raccolti durante le analisi visive su soggetti che avevano programmato il doppio intervento di cataratta (prima un occhio poi l'altro) a distanza di circa un anno. I test visivi, eseguiti prima della chirurgia, venivano ripetuti dopo il primo intervento e dopo il secondo. I risultati indicano che oltre il 60% dei soggetti, dopo l'intervento, presentavano anomalie della visione binoculare. Il principale fattore di rischio per la previsione di un problema di visione doppia postoperatoria è l'anomalia preesistente. Lo studio conclude che andrebbero aumentati i controlli visivi specifici della visione binoculare sui soggetti anziani e in particolare nel periodo precedente all'intervento.

La maggior parte degli studi (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16) attribuiscono la visione doppia dopo intervento di cataratta a problemi a livello dei muscoli oculomotori (riduzione di motilità o paresi) da trauma durante la chirugia o effetti tossici dell'anestesia, sugli stessi muscoli. Rainin e Carlson (9) furono i primi a suggerire che la tossicità dell'anestetico locale poteva provocare una paresi muscolare temporanea o permanente. Carlson et al. (10) hanno successivamente dimostrato degenerazione e rigenerazione nei muscoli dell'occhio dopo l'uso di numerosi anestetici locali.

Seguendo le indicazioni di Qing-Qing Tan, potremmo affemare che sia fondamentale, in prospettiva di un intervento chirurgico, una completa valutazione optometrica della funzione visiva (che ovviamente non sostituisce la valutazione medico-chirurgica) per prevenire, anche con allenamento visivo, che il sistema visivo perda la sua funzionalità binoculare.

Rimango a disposizione per chiarimenti o dubbi.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

email luca.ieri@proton.me 
cell. +39.328.6113505

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YouTube Luca Ieri

Bibliografia
1)  Qing-Qing Tan; James S Lewis; Mitchell Scheiman "Binocular Vision Characteristics in Patients before and after Cataract Surgery" ARVO Annual Meeting Abstract,  June 2020.
2) Hamed LM . Strabismus presenting after cataract surgery. Ophthalmology 1991; 98: 247–252.
3) Catalano RA, Nelson LR, Calhoun JH, Schatz NJ, Harley RD . Persistent strabismus presenting after cataract surgery. Ophthalmology 1987; 94: 491–494.
4) Capo H, Roth E, Johnson T, Munoz M, Siatkowski RM . Vertical strabismus after cataract surgery. Ophthalmology 1996; 103: 918–921; discussion by Guyton DL.
5) Brown SM, Brooks SE, Mazow LM, Avilla CW, Braverman DE, Greenhaw ST et al. Cluster of diplopia cases after periocular anesthesia without hyaluronidase. J Cataract refract surg 1999; 25: 1245–1249.
6) Hamed LM . Strabismus after adult cataract surgery. In: Rosenbaum AL, Santiago AP (eds). Clinical Strabismus Management—Principles and Surgical Techniques, Chap. 28. WB Saunders Company: Philadelphia, 1999.
7) Capo H, Guyton DL . Ipsilateral hypertropia after cataract surgery. Ophthalmology 1996; 103: 721–730.
8) Hamed LM, Helveston EM, Ellis FD . Persistent binocular diplopia after cataract surgery. Am J Ophthalmol 1987; 103: 741–744.
9) Rainin EA, Carlson BM . Postoperative dipolpia and ptosis. A clinical hypothesis based on myotoxicity of local anesthetics. ArchOphthalmol 1985; 103: 1337–1339.
10) Carlson BM, Emerick S, Komorowski TE, Rainin EA, Shepard BM . Extraocular muscle regeneration in primates—local anesthetic induced lesions. Ophthalmology 1992; 99: 582–589.
11) Kaplan LJ, Jaffe NS, Clayman HM . Ptosis and cataract surgery — a multivariant computer analysis of a prospective study. Ophthalmology 1985; 92: 237–242.
12) Hamed LM, Mancuso A . Inferior rectus muscle contracture syndrome after retrobulbar anaesthesia. Ophthalmology 1991; 98: 1506–1512.
13) Grimmett MR, Lambert SR . Superior rectus muscle overaction after cataract extraction. Am J Ophthalmol 1992; 114: 72–80.
14) Hunter DG, Lam GC, Guyton DL . Inferior oblique muscle injury from local anesthesia for cataract surgery. Ophthalmology 1995; 102: 501–509.
15) Koide R, Honda M, Kora Y, Ozawa T . Diplopia after cataract surgery. J Cataract Refract Surg 2000; 26: 1198–1204.
16) Rose KM, Roper-Hall G . Differential diagnosis of diplopia following cataract extraction. American Orthoptic Journal 1999; 49: 99–104.

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

domenica 25 agosto 2019

DOPO LA CATARATTA CHE CRISTALLINI ARTIFICIALI PROPONE LA TECNOLOGIA?


Affrontiamo l'argomento cateratta o cataratta che, visto l'aumento medio della vita, rappresenta una questione sempre più rilevante nella vita sociale e funzionale della persona.

Il termine derivante dal greco, indica una cascata, una chiusa, una saracinesca. Questo già ci chiarisce che quando l'occhio ha la cataratta presenta come una barriera che rende difficoltosa o impedisce la visione. La correzione ottica, nei casi ancora in evoluzione, può risultare complicata perchè è come se l'occhio fosse frantumato e quindi con vari fuochi. In una fase invece più avanzata la correzione degli occhiali risulta inutile. Immaginate di guardare attraverso una finestra con i vetri appannati; qualsiasi sistema ottico cerchiate di usare (occhiali, binocoli, telescopi) la visione risulterà non cambiare, rimanendo annebbiata.


E' importante chiarire che la cataratta in generale non è una malattia ma solo l'invecchiamento di tessuti che da trasparenti diventano opachi. E anche vero che questo invecchiamento può risentire, come per la pelle, di fattori alimentari o ambientali. La tecnica chirurgica ormai semplice e veloce, spesso eseguita in Day-hospital, prevede l'aspirazione della lente ormai rovinata e la sostituzione con una lente artificiale.

Ma quali lenti possono essere inserite nell'occhio?

Nello studio di Siatiri et al. (1) si elencano le principali soluzioni di inserimento delle lenti artificiali (intra-ocular lens = IOL) per risolvere il problema di visione da lontano e da vicino senza ricorrere ad un occhiale aggiuntivo. Le possibilità sono di tecnica monovisione, lenti multifocali e lenti accomodative (2).

1) Tecnica monovisione: un occhio con correzione da lontano ed un occhio con correzione da vicino. Il problema principale è dato dalla visione binoculare, dalla collaborazione fra i due occhi e quindi la mancanza di stereovisione efficace, così preziosa per la definizione delle distanze, profondità e velocità degli oggetti che ci circondano (3).
2) IOL multifocali: in queste lenti si ricerca non solo le visioni da loontano e da vicino ma anche una possibile visione intermedia. Queste lenti però presentano problemi di bassa qualità visiva, riduzione della sensibilità al contrasto oltre che la formazione di areola e riflessi notturni.
3) IOL accomodative: permettono una visione accettabile per oggetti a diverse distanze e, come dice Siatiri, riattivano parte dell'accomodazione. Di queste lenti ne esistono varie opzioni (Diffractiva®, Human Optics, Germania; BioComFold, Morcher, Germania; AT-45 Crystalens, Eyeonics, Inc., Bausch & Lomb, Rochester, NY, USA; Crystalens HD, Bausch & Lomb, Rochester , NY, USA). Il più mportante limite è la riduzione di capacità accomodativa nella fase post-operatoria. Questo a causa di formazioni di bande adesive, argomento che però non ci interessa esapndere per le sue caratteristiche estremamente tecniche (5)


Lo studio di Siatiri si focalizza sulla nuova lente Wichterle IOL-Continuous Focus (WIOL-CF®) creata da Wichterle e i suoi colleghi (6). Il funzionamento di queste lenti è garantito dal cambiamento di posizione della IOL che è dovuto alla contrazione del muscolo ciliare (il muscolo della messa a fuoco) e i suoi punti focali multipli, con il cambio della curvatura e del potere della lente (7,8).

Le conclusioni di questo lavoro sono incoraggianti confermando ottime performance e confort da parte del sìnuemro, seppur esiguo, di casi analizzati, in particolare confrontandoli con le lenti multifocali o con le monoocai che obbligano comunque all'uso di occhiali che compensino le varie distanze.

L'Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in uno studio del 2010, (9) sulle IOL accomodative, conclude però che le evidenze scientifiche sono limitate e sempre con numeri non sufficienti e una prospettiva di pochi anni, per un lavoro statistico attendibile. Nelle ricerche lette negli ultimi anni sembra che la critica di Agenas sia ancora valida (10, 11).


Bibliografia
(1) Heidar Siatiri, Mehrdad Mohammadpour, Afsaneh Gholami, Elham Ashrafi, Nassim Siatiri, Reza Mirshahi "Optical aberrations, accommodation, and visual acuity with a bioanalogic continuous focus intraocular lens after cataract surgery"  Journal of Current Ophthalmology 29 (2017) 274-281.
(2) Leyland M, Zinicola E. "Multifocal versus monofocal intraocular lenses in cataract surgery: a systematic review". Ophthalmol. 2003;110(9): 1789-1798.
(3) Zhang F, Sugar A, Jacobsen G, Collins M. "Visual function and spectacle independence after cataract surgery: bilateral diffractive multifocal intraocular lenses versus monovision pseudophakia". J Cataract Refract Surg. 2011; 37(5):853-858.
(4) Findl O, Leydolt C. "Meta-analysis of accommodating intraocular lenses". J Cataract Refract Surg. 2007; 33(3):522-527.
(5) Langenbucher A, Huber S, Nguyen NX, Seitz B, Gusek-Schneider GC, Kuchle M. "Measurement of accommodation after implantation of an accommodating posterior chamber intraocular lens". J Cataract Refract Surg. 2003; 29(4):677-685.
(6) Portaliou DM, "Kymionis GD. Geuder AG eye tech care". Eur Ophthalmic Rev. 2009; 3(1):54-56.
(7) Pallikaris IG, Kontadakis GA, Portaliou DM. "Real and pseudoaccommodation in accommodative lenses". J Ophthalmol. 2011; 2011.
(8) Pallikaris IG, Portaliou DM, Kymionis GD, Panagopoulou SI, Kounis GA. "Outcomes after accommodative bioanalogic intraocular lens implantation". J Refract Surg. 2014; 30(6):402-406. 8. Kim HJ, Seo JW, Shin SJ, Chung SK.
(9) Migliore A, Corio M, Paone S, Jefferson T, Cerbo M. "Lenti intraoculari accomodative per pazienti con cataratta". Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Roma, Dicembre 2010.
(10) Zamora-Alejo KV, Moore SP, Parker DG, Ullrich K, Esterman A, Goggin M. "Objective accommodation measurement of the Crystalens HD compared to monofocal intraocular lenses". J Refract Surg. 2013; 29(2):133-139. 
(11) Studeny P, Krizova D, Urminsky J. "Clinical experience with the WIOL-CF accommodative bioanalogic intraocular lens: czech national observational registry. Eur J Ophthalmol. 2016;26(3):230-235.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia - Ministry of Welfare licence n.1169
Esperto in tecniche visuo-posturali
Tutor presso la scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Membro Associazione Italiana Dislessia (AID)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

martedì 6 giugno 2017

OCCHIO SECCO E CHIRURGIA DEL SEGMENTO ANTERIORE










Riporto, a seguire, brani di una pubblicazione, stranamente non più disponibile, tratta dalla pagina "Centro Studi Lacrimazione" del sito del Centro Oftalmo-Chirurgico Carone. Chissà che come centro di chirurgia refrattiva, dopo la pubblicazione, ci sia stato un ripensamento nel pubblicare problemi post-chirurgici.
E' molto interessante l'analisi sulla relazione fra interventi chirurgici, e in particolare la chirurgia refrattiva, e problemi di occhio secco.


 

 


 





Occhio secco e chirurgia del segmento anteriore

....Il film lacrimale ha un ruolo fondamentale per garantire l’integrità della superficie oculare e ogni suo cambiamento in termini quantitativi e/o qualitativi può determinare una situazione di occhio secco (dry eye) che può creare una sintomatologia soggettiva per il paziente di grave disagio e non permettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Se infatti i sintomi quali bruciore, sensazione di corpo estraneo, fotofobia associati a iperemia congiuntivale e secrezione possono essere presenti dopo ogni tipo di chirurgia corneale in caso di occhio secco, ancora più invalidante dal punto di vista visivo può essere il risultato in caso si tratti di chirurgia refrattiva sia corneale (LASIK o PRK) che sul cristallino (cataratta o lensectomia refrattiva con IOL multifocali o toriche).(1)

La chirurgia refrattiva che ha lo scopo di eliminare i difetti di vista e permettere una visione ottimale quantitativamente e, se possibile, qualitativamente senza occhiali o lenti a contatto può essere infatti fortemente condizionata da un cattivo film lacrimale; ma la stessa chirurgia d’altra parte può compromettere in maniera importante la lacrimazione e di conseguenza tutta la superficie oculare.(2)(3)(4)


Anche condizioni che possono ridurre la sensibilità corneale e quindi il riflesso di ammiccamento come l’uso prolungato delle lenti a contatto (22) possono determinare a seguito dell’intervento un maggior rischio di avere una condizione di occhio secco per fenomeni meccanici legati ad una eccessiva evaporazione del film lacrimale. Tutte le patologie immunologiche che alterano la produzione da parte della ghiandola lacrimale (ad es. Sindrome di Sjogren) (23) sono altrettanto pericolose e devono essere accertate prima di procedere ad un’eventuale intervento chirurgico.

Dato che l’occhio secco determina infiammazione della superficie oculare e l’infiammazione della superficie ha un ruolo nella persistenza e nei sintomi correlati all’occhio secco, vanno diagnosticate anche tutte quelle condizioni infiammatorie che possono coinvolgere le palpebre e la congiuntiva. Blefarocongiuntiviti croniche, congiuntiviti croniche di tipo atopico e altre condizioni infiammatorie possono esacerbare i sintomi infiammatori della superficie oculare ed i sintomi di occhio secco presenti dopo l’intervento causando alterazioni nella guarigione tissutale e il persistere dei disturbi per molto tempo dopo la chirurgia. (25)


Conclusioni

L’occhio secco è una complicazione molto comune dopo la chirurgia refrattiva corneale e della cataratta. Di solito i disturbi si risolvono spontaneamente nell’arco di alcuni mesi e solo in alcuni casi tendono a cronicizzare.

Per minimizzare tali disturbi e raggiungere risultati chirurgici ottimali è molto importante diagnosticare e se possibile evitare di trattare pazienti con uno stato di grave occhio secco, specialmente se associato a patologie sistemiche di tipo immunitario quali collagenopatie e severi stati allergici.

I problemi legati alla lacrimazione e all’occhio secco non solo possono avere un affetto negativo sui risultati ma anche sui tempi di guarigione tissutale. Per questi motivi è utile non solo trattare efficacemente i pazienti dopo l’intervento ma talora anche preventivamente con lacrime artificiali, ciclosporina A, E-PRP, plug, trattamenti termici palpebrali e tutto ciò che può servire per arrivare al giorno della procedura chirurgica nelle condizioni migliori possibili.


Bibliografia
1) Hunkeler JD, Coffman TM, Paugh J, et al. Characterization of visual phenomena with the Array multifocal intraocular lens. J Cataract Refract Surg. 2002;28(7):1195-1204.
2) Li XM, Hu J, Wang W. Investigation of dry eye disease and analysis of the patogenic factors in patients after cataract surgery. Cornea. 2007;26(9) (suppl):16-20.
3) Hovanesian JA, Shah SS, Maloney RK. Symptoms of dry eye and recurrent erosion syndrome after refractive surgery. J. Cataract Refract. Surg. 2001; 27(4):577-584.
4) Ambrosio R, Jr, Tervo T, Wilson SE. LASIK-associated dry eye and neurotrophic epitheliopathy: pathophysiology and strategies for prevention and treatment. J. Refract. Surg. 2008;24(4):396-407.

22) Lee SY, Petznick A, Tong L. Associations of sistemi diseases, smoking and contact lens wear with severity of dry eye. Ophthal. Physiol. Opt. 2012;32(6):516-526.
23) Liang L, Zhang M, Zou W, Liu Z. Aggravated dry eye after laser in situ keratomileusis in patients with Sjogren syndrome. Cornea. 2008;27(1):120-123.
25) De Paiva CS, Chen Z, Koch DD, et al. The incidence and risk factorsfor developing dry eye after miopic LASIK. Am. J. Ophthalmol. 2006;141(3):438-445.


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


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giovedì 20 ottobre 2016

SEI STANCO DELLE TUE LENTI A CONTATTO?

PORTI LENTI A CONTATTO DA ANNI?
VUOI LASCIARLE PER IL LASER?
TI SERVE UN TEST SPECIALE!

Sono molti anni che porti lenti a contatto? Ti hanno consigliato di operarti con il laser?
Devi far valutare l'elasticità della tua cornea per evitare un disastro per i tuoi occhi!

Negli ultimi anni si è sviluppata un'attenzione particolare ad un nuovo parametro che è l'elasticità della cornea e questo dovrebbe modificare radicalmente l'attegiamento dei chirurghi. Mentre infatti fino ad oggi l'intervento di chirurgia refrattiva (correzione chirurgica dei difetti visivi come miopia, ipermetropia e astigmatismo) si basava su un concetto di corpo "rigido" stabile da modificare nella sua struttura, con i nuovi risultati sull'isteresi elastica della cornea ci si trova di fronte ad un nuovo panorama.

L'elasticità della cornea, la possibilità di ritornare ad una forma precedente o perdere determinate tensioni modificando la propria resistenza, inserisce nell'intervento di chirurgia refrattiva varibili complesse da valutare con attenzione. Se infatti con gli ultimi strumenti creati con questo fine si può rilevare questo valore di elasticità non è altrettanto possibile conoscere quali saranno le conseguenze di un intervento su occhi che possono variare la risposta in modo estremamente soggettivo.

Questo è particolarmente vero in casi di soggetti che portano lenti a contatto da molti anni. La cornea di questi soggetti mostra spesso un endotelio con un certo grado di usura per lo stress metabolico cronico dovuto all'ipossia (riduzione dell'ossigenazione) provocata appunto dal porto di lenti a contatto. Si possono registrare in questi casi valori pachimetrici (spessore della cornea) che non sono il risultato dello spessore primario della cornea ma anche dalla somma di alterazioni come polimegetismo e pleomorfismo cellulare, sostanzialmente variazioni di forma e dimensioni delle cellule che la compongono. Questi risultati potrebbero convincere, erroneamente, della presenza di uno spessore della cornea sufficiente per la chirurgia refrattiva. Risulta quindi quanto sia importante che agli esami che vengono fatto correntemente prima di ogni intervento, si aggiunga la valutazione dell'elasticità della cornea e della sua eventuale isteresi.


Questo per quanto riguarda il futuro. Ma grazie a questo nuovo test si sono compresi molti dei problemi che hanno caratterizzato gli effetti registrati negli anni dopo la chirurgia corneale.


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Esperto in tecniche visuo-posturali
Membro AID (Associazione Italiana Dislessia)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

venerdì 23 settembre 2016

LA TUA CORNEA QUANTO E' ELASTICA?

 

ISTERESI CORNEALE:
LA TUA CORNEA QUANTO E' ELASTICA?

Ocular Response Analizer nella pratica, indicazioni e vantaggi.







Hrubik Romina
Jefe de residentes, Hopsital de alta complejidad en Red El Cruce, Buenos Aires, ARGENTINA.


Introduzione

Da tempo si sospetta che le proprità biomeccaniche della cornea influenzano i risultati di numerosi procedimenti di misura e chirurgia oculare e che potrebbero avere certe relazioni con la diagnosi e la gestione di diverse patologie oculari (1).
Misurare le proprietà biomeccaniche del tessuto corneale prima non era stato possibile. Si potevano misurare soltanto aspetti geometrici come la topografia corneale (mappa) e pachimetria (spessore della cornea).
Una più ampia conoscenza delle proprietà biomeccaniche della cornea potrebbe aiutare alla diagnosi e trattamento di numerose patologie.
L'analizzatore di risposta oculare, Ocular Response Analyzer, conosciuto con la sigla ORA sviluppato dalla Reichert, utilizza un procedimento di applanazione direzionale dinamica per misurare le proprietà biomeccaniche della cornea e la pressione intraoculare (2).

ORA permette la misurazione di un nuovo parametro del tessuto corneale chiamato "isteresi corneale" che è il risultato dell'ammortizzamento viscoso dello stesso tessuto. Diversi studi clinici hanno suggerito che la misura dell'isteresi corneale può essere utilizzata nell'identificazione di diverse condizioni corneali  come il cheratoncono e distrofia di Fuchs. Potrebbe valutare anche l'integrità biomeccanica della cornea ed il rischiopotenziale che un candidato a chirurgia refrattiva possa sviluppare un'ectasia post LASIK (3, 9).

Fra gli altri dati ORA facilita una misura di IOPcorrelata con le misure Goldman (IOPg) e altri due parametri: la IOP compensata rispetto alla cornea (IOPcc) e il fattore di resistenza corneale (CRF). Finalmente ORA produce un segnale la quale morfologia permetterà di identificare modelli caratteristici che mostrerebbero situazioni di normalità e di patologia (4).

Concetto di Isteresi

Il fenomeno di isteresi fu descritto per la prima volta nel 1890 da James A. Edwing che lo defini come la propietà, di alcuni sistemi fisici, che si osserva quando si applica una forza su questi ed ha la capacità di reagire lentamente, al posto di farlo in forma istantanea, senza poter tornare completamente nel suo stato originale. L'Isteresi Corneale (CH) riflette le proprietà viscoelastiche della cornea e indica la sua integrità biomeccanica.
(segue articolo originale...)


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

sabato 9 luglio 2016

LASER PER MIOPIA E PROBLEMI DI ACCOMODAZIONE


A seguire vi proponiamo uno studio dove si evidenzia, dopo intervento laser per miopia, un aumento dello spessore della coroide e una riduzione dell'ampiezza accomodativa.  Alla fine dell'articolo la spiegazione dei termini "Coroide" e "Ampiezza Accomodativa".


 



Variazione di spessore della coroide e la relazione con l'accomodazione in seguito a chirurgia laser ad eccimeri su occhi miopi

M Li, H Cheng, Y Yuan, J Wang, Q Chen, R Meand B Ke

Abstract


Scopo
Valutare i primi cambiamenti nello spessore della coroide e la relazione con l'accomodazione dopo chirurgia laser ad eccimeri su occhi miopi.

Metodo 
Abbiamo selezionato l'occhio destro di 70 pazienti con miopia, e senza altre malattie oftalmiche o sistemiche, che erano idonei per la chirurgia laser ad eccimeri. Lo spessore della coroide è stato misurato a livello della fovea e alle distanzes di 0,5 e 2,5 mm nei settori nasale, temporale, superiore ed inferiore, prima dell'intervento e a 1 mese dopo l'intervento. Altri dati raccolti includevano informazioni demografiche (età, sesso, rifrazione), ampiezza accomodativa, pressione intraoculare, lunghezza assiale dell'occhio, spessore corneale, e parametri chirurgici. I dati sono stati analizzati con Student t-test's accoppiato, regressione lineare graduale, e analisi di correlazione.

Risultati 
Lo spessore della coroide è stato trovato significativamente maggiore dopo l'intervento rispetto allo spessore preoperatorio. L'ampiezza accomodativa è diminuita in modo significativo dopo l'intervento. La variazione di ampiezza accomodativa è il fattore più rilevante associato con il cambiamento dello spessore della coroide a livello della fovea. Tranne per la posizione inferiore a 2.5 mm dalla fovea, l'aumento dello spessore della coroide in altre posizioni era correlato positivamente con la diminuzione dell'ampiezza accomodativa.

Conclusioni
Lo spessore della coroide aumentato, dopo chirurgia laser ad eccimeri per miopia, fu più evidente quando accompagnato da una riduzione dell'ampiezza accomodativa nel periodo immediatamente successivo dopo l'intervento chirurgico.

Eye (2016) 30, 972-978; doi: 10.1038 / eye.2016.75; pubblicato online il 15 aprile 2016

Sperando che l'argomento sia stato interessante, voglio chiarire alcumi termini che renderanno più comprensibile lo studio effettuato:
- Coroide: la coroide è uno degli strati che formano l'occhio, dove di fatto si appoggia la retina sicuramente più conosciuta. La Coroide nella parte anteriore si unisce poi all'iride e al sistema muscolare (muscoli ciliari) che modifica la forma del cristallino e quindi la nostra messa a fuoco.
- Ampiezza Accomodativa: potremmo definirla come la capacità di variazione di messa a fuoco (accomodazione) del nostro cristallino, la lente più importante del nostro sistema ottico. Quindi l'Ampiezza Accomodativa è quanto il mio cristallino riesce a cambiare fornendomi un ampiezza di messa fuoco. Al ridursi di questa, in condizioni fisiologiche, si ha la presbiopia, il problema di messa a fuoco da vicino.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

LE LENTI BLU PROTEGGONO REALMENTE, DA PROBLEMI DI VARIO TIPO, GLI OCCHI?

La questione sull'affaticamento, o perfino danni legati all'uso di computer e sistemi elettronici in generale, è molto dibattuto. Ne...