giovedì 23 febbraio 2017

LA TUA E' DISLESSIA O DIFFICOLTA' DI LETTURA?

FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA...














Negli ultimi anni si fa un gran parlare di Dislessia, Disturbo Specifico di Apprendimento, ecc. ma anche degli evidenti errori di diagnosi in questo settore delle neuroscienze, che hanno trasformato questi disturbi in un'apparente epidemia.

La British Dyslexia Association descrive la dislessia come "una difficoltà di apprendimento che colpisce principalmente le competenze coinvolte nella lettura accurata e fluente e nell'ortografia" ed è caratterizzata da "difficoltà di consapevolezza fonologica, memoria verbale e velocità di elaborazione verbale ".

In realtà, da sempre, la definizione di Dislessia porta con se molta confusione ed approssimazione. Mentre Adams (1969) incontra ben 32 diversi significati riferibili alla Dislessia, Cornwall ed al. (1984) fanno una sarcastica considerazione:
"Se un bambino diagnosticato come dislessico in Philadelphia dovesse trasferirsi presso la contea di Bucks, solo dieci miglia a nord, verrebbe definiito come bambino con ritardo del linguaggio. Nella contea di Montgomery in Maryland, poche miglia a sud, la diagnosi cambierebbe ed il bambino sarebbe visto come caratterizzato da problemi speciali o specifici di linguaggio. In Michigan verrebbe chiamato bambino con disturbi percettivi. In California sarebbe considerato poratore di handicap educativi o neurologici, mentre in Florida e nello stato di New York sarebbe consideratoun cerebroleso"


Hydn e Cohen (1983) dicono che si possa accettare la diagnosi di dislessia soltanto se accompagnata da accertamenti che dimostrino effettivi disturbi del sistema nervoso centrale globale, nel cervelletto, nelle funzioni sensoriali, ecc.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/73/Inferior_parietal_lobule_-_superior_view_animation.gif/300px-Inferior_parietal_lobule_-_superior_view_animation.gif
Lobulo parietale inferiore (vista superiore). Alcuni dislessici mostano una riduzione dell'attivazione elettrica in questo settore.
 
Il Prof. Paolo Meazzini (2002), noto esperto nel campo della terapia cognitivo-comportamentale e psicoterapia evolutiva, fa delle considerazioni importanti riguardo ai costi di cattive diagnosi che "affibbiano" l'etichetta di dislessico. Al di là dei costi sociali e di salute pubblica, l'etichetta di dislessico purtroppo condizionerà l'intera vita del bambino. Infatti in questa occasione l'atteggiamento, durante il cammino didattico, sarà quello di considerarlo un caso patologico che va contenuto e non può guarire. Ma con una cattiva diagnosi si impedirà soltanto il recupero di normali capacità visive e quindi di un adeguato apprendimento.

Una delle definizioni della Dislessia considerate più legittima è quella dell'I.R.A. (the International Reading Association) che dice: "Il termine Dislessia si applica a persone che hanno vista, udito, intelligenza e funzioni del linguaggio del tutto normali".

Meazzini (2002) aggiunge riguardo alla dislessia evolutiva "evidentemente la stragrande maggioranza degli allievi italiani considerati dislessici hanno avuto semplicemente la sventura d'imbattersi in operatori, come dire un pò dislessici, inabili cioè a leggere ed a ben interpretare la lettura scientifica più recente. (omissis)...su 100 cattivi lettori solo una percentuale trascurabile (dal 7% al 10%) rientrerebbe all'interno di tale patologia."

Ma allora vediamo quali possono essere le cause di queste difficoltà!


Possiamo innanzitutto renderci conto di un fatto molto semplice ed evidente, come descrive  Tinker (1965): il nostro apprendimento avviene principalmente attraverso la lettura, prima delle singole lettere e la loro fonetica, poi della composizione di parole e quindi della composizione di frasi con la formazione di concetti.

Se alla base delle prime esperienze di apprendimento non viene garantita una funzione visiva adeguata tutto il processo di apprendimento verrà profondamente condizionato.














Una funzione visiva adeguata non corrisponde alla capacità di leggere nitidamente lettere da lontano o da vicino (quello a cui si riduce generalmente il controllo visivo dei nostri piccoli) ma richiede un'analisi attenta dei movimenti saccadici, dell'ampiezza accomodativa, della facilità accomodativa, del coordinamento visuo-motorio ed altri aspetti della "Funzione Visiva" in quella che comunemente viene chiamata Analisi Visiva.

Guardando la questione da un altro punto di vista, come afferma Griffin (1997), i disordini visivi come ipermetropia, insufficienza di convergenza, riserve fusionali ridotte, disparità di fissazione, iperforia, anisometropia, disfunzioni accommodative, movimenti saccadici ridotti e in sostanza procesi percettivi visivi inefficenti sono stati indicati, nella maggioranza delle ricerche scientifiche, come fattori che condizionano negativamente la lettura.














Lo stesso Griffin (1997) fa una considerazione che si ricollega sia alla necessità di non "etichettare" frettolosamente un problema di lettura come qualcosa di non trattabile e conseguentemente di valutare il problema in modo adeguato con la possibilità di un trattamento fondamentalmente visivo: "Nei problemi di lettura è forse più appropriato usare il termine "disfunzione" piuttosto che disabilità o disordine, visto che questi ultimi termini possono implicare l'impossibilità di un trattamento. Molte forme di Difficoltà di Lettura possono essere eliminate completamente con l'intervento diretto di un optometrista. Alcune di queste possono essere solo parzialmente migliorate ed altre possono essere identificate dall'optometrista ma dovranno poi esssere trattate da altri professionisti".
















Pavlidis (1981), Miles & Miles (1983), Everatt (1999), Livingstone et al. (1993) e Meazzini e Fagetti (1988) riscontrano nelle loro ricerche una componente visiva nei problemi di lettura, inclusa la dislessia, ma non riescono in realtà ad indicare cosa cambi fra dislessici e non e quali siano i test ai quali dovrebbero essere sottoposti questi soggetti per una diagnosi differenziale.

E' qui che entra in campo l'optometrista, come indica Griffin et al (1997) con test appropriati che possano discernere Difficoltà di Lettura dovute a problemi funzionali o altre situazioni che abbiamo visto possano comunque ricevere stimoli importanti per un miglioramento.

Reference
- Adams R.B. (1969) Dyslexia: a discussion of its definition. Journal of Learning Disabilities, 2, 616-626.
- Cornwall K.F., Hedderly R. e Pumfrey D. (1984) Specific Learning Difficulties: the specific learning difficulties versus dyslexia controversy resolved? Occasionally Papers of the Division of Educational and Child Psychology of the British Psichological Society 
- Everatt J. (1999) Reading and Dyslexia. ed. Routledge, London
- Griffin J.R., Christenson G.N., Wesson M.D., Erickson G.B., Optometric Management of Reading Dysfunction. (1997) ed.Butterworth-Heinemann 
- Hydn e Cohen (1983) Dyslexia ed. Grune e Stratton, New York 
- Livingstone et al. (1993) Parallel processing in the visual system and the brain: is one subsystem selectively affected in dyslexia? in Galabaruda, AM (ed.), Harvard Univ. Press Candbridge. 
- Meazzini P. e Fagetti M.A.  (1988) La lettura ed i suoi errori: procedura d'intervento sugli errori di omissione e d'inversione H.D. Giornale Italiano di Psicologia e Pedagogia dell'handicap e delle disabilità d'apprendimento, 21, 12-17.
- Meazzini P., La lettura negata ovvero la dislessia e i suoi miti. (2002) ed.FrancoAngeli.
- Miles T.R. & Miles E. Help for Dyslexic children. ed. Methuen, London.
- Pavlidis G. (1981) Do eyes movements hold the key to dyslexia? Neuropsycholgia, 19, 57-94.
- Tinker M.A. (1965) Bases for Effective Reading MInneapolis: University of Minnesota Press, 1965; 3-4.


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Esperto in tecniche visuo-posturali
Membro AID (Associazione Italiana Dislessia)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

martedì 24 gennaio 2017

POLEMICHE SULLA DISLESSIA




Portale di neuropsichiatria infantile,psichiatria e psicoterapia

 

Polemica sulla dislessia


Polemica sulla dislessia.
In questa lettera un'insegnante protesta contro quella che sembra da molte parti diventata un'epidemia di Dislessia, o di DSA (Disturbi specifici dell'Apprendimento), provocata forse anche dal dilagare di screening diagnostici nelle scuole.

Quell'insegnante non è l'unica persona, anche specialista, preoccupata del dilagare di diagnosi di DSA in bambini con difficoltà scolastiche. Fra l'altro le classificazioni diagnostiche che gli specialisti devono usare (ICD10 e DSM4) prevedono solo la voce 'Disturbo specifico', che automaticamente si trova ad essere usato spesso anche per difficoltà che 'specifiche' non sono, in quanto associate con fattori ambientali sfavorevoli all'apprendimento. 
Come è noto non esiste una diagnosi "specifica", un aspetto 'patognomonico', un esame definitivo: la diagnosidi disturbo "specifico" è per esclusione di altre cause "aspecifiche", cioè conosciute, quali lesioni cerebrali, sindromi disgenetiche, ritardo mentale, scarsa o cattiva scolarizzazione, ambiente disagiato da un punto di vista psicosociale, difficoltà di attenzione e di comportamento, ecc. Quando non c'è una di queste 'cause', invece che usare la parola 'idiopatica', aggettivo con cui in medicina si indica che non si conosce la causa, viene usato l'aggettivo 'specifico', e viene detto che ci deve essere una causa specifica, genetica, a livello cerebrale, anche se ancora anni di ricerche e migliaia di pubblicazioni non l'hanno scovata. Le 'prove' dell'esistenza sono sostituite dall'"accordo fra le persone che se ne intendono", cioè il " consensus" degli esperti. Come prova scientifica è un po' scarsa, e si presta a grandi conflitti di interessi.
Anche nell'ASL dove lavoro la voce DSA è di gran lunga la più gettonata fra le diagnosi del Servizio per la salute mentale dell'Infanzia e Adolescenza, e l'effettuazione da alcuni anni nelle prime e seconde elementari di screening per i disturbi di apprendimento (fra l'altro su iniziativa a suo tempo di un direttore sanitario di ospedale pediatrico) ha prodotto un aumento degli invii al servizio da parte delle scuole.
Occorre dire che è estremamente raro che non si riscontrino, se si vanno a cercare, fattori ambientali e/o psicosociali, in queste situazioni: il più delle volte però questi passano in secondo piano, anche perchè l'intervento più disponibile e facile da attivare dalle USL è quello logopedico, che si ritrova così ad essere l'intervento di scelta in una quantità di disturbi dello sviluppo infantile, dall'autismo, all'iperattività, ai disturbi del comportamento e oppositività alle difficoltà di linguaggio alle difficoltà di apprendimento.

E' molto più difficile come è noto avere interventi di altro tipo nei servizi, (psicoterapico, sociale, educativo ecc) per cui è tipico che si risponde alle domande con gli strumenti disponibili anche se questi non sono quelli indicati: se il salumiere non ha il prosciutto voluto, è probabile che si ripieghi su quello che ha, e magari ci si convinca che "va bene anche quello". E magari anche che "è il migliore". Potenza del bisogno!
La scelta poi di quali strumenti dotare i servizi, come è noto, spesso soggiace a influenze di vario tipo su cui glissiamo.
Un altro malcostume ormai diffuso è che le famiglie incappate nello screening arrivano avendo già avuto dall'insegnante sia la diagnosi che la terapia, cioè dislessia e logopedia, e qualsiasi altra indicazione finisce per essere vissuta come una lesione dei loro diritti.
La preoccupazione di quell'insegnante è a mio parere legittima e fondata.
Dr Gianmaria Benedetti
Ordine dei medici (FI) n.4739
(Articolo originale)

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Esperto in tecniche visuo-posturali
Membro AID (Associazione Italiana Dislessia)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

venerdì 13 gennaio 2017

CONGIUNTIVITI FREQUENTI O CRONICHE? SARA' STRESS VISIVO?











Vi è mai capitato di avere arrossamenti frequenti con diagnosi vaghe tipo "probabilmente si tratta di un'allergia" o comunque senza riuscire a trovare una soluzione definitiva?

Da molti anni ormai è stato provato che la presenza di acidosi nei tessuti facilita le infiammazioni e gli stati dolorosi. Allo stesso modo, in varie ricerche, si conferma la migrazione delle cellule che "trasportano" le infiammazioni da tessuto a tessuto, attraverso la circolazione sanguigna.

Molto frequenti sono le infiammazioni muscolari dovute a eccessivo uso o tensioni costanti in posizioni non corrette. L'iperacidosi è una delle cause, dopo un continuo ed intenso lavoro.



















 Vediamo allora cosa può succedere ai muscoli dei nostri occhi.

Secondo una recente indagine, in Italia l’88% delle persone tra i 35 e i 44 anni utilizza dispositivi mobili. Si tratta di un utilizzo continuo e costante dal momento che il 58% degli intervistati li adopera per 5 o più ore al giorno. Inoltre il 70% del campione afferma di utilizzare uno smartphone. Dati aggiornati riferiscono che ad oggi il numero di smartphone e tablet ha superato la popolazione mondiale.
















Questi dati confermano quanto i dispositivi digitali siano diventati imprescindibili oggigiorno ma rappresentano anche una sfida per i nostri occhi. Il loro frequente utilizzo comporta una prolungata attività della visione da vicino e ciò significa che gli occhi sono sottoposti ad uno sforzo costante di messa a fuoco. Inoltre la piccola dimensione del carattere di testo e la distanza più ravvicinata, rispetto alla normale distanza di lettura, amplificano tale sforzo del muscolo ciliare dell’occhio (addetto alla messa a fuoco). Una delle conseguenze è che gli utilizzatori spesso accusano episodi di irritazione agli occhi, affaticamento visivo, dolore al  collo e mal di testa.














 Ricollegando i vari punti affrontati possiamo concludere che uno stress visivo prolungato può provocare un'infiammazione dei tessuti muscolari adibiti alla messa a fuoco, infiammazione che può passare dai tessuti circostanti fino ad arrivare alla congiuntiva provocando arrossamento e bruciore.

 Ma cosa può provocare una continua tensione muscolare nell'occhio, e quindi uno stress visivo?



I problemi possono essere collegati ad uno scorretto uso dei propri occhi o da un difetto visivo non corretto in modo adeguato.
  • Uso scorretto degli occhi: il sistema di messa a fuoco, come tutti i muscoli, teme più di tutto lo sforzo statico come per esempio la visione prolungata di un oggetto sempre alla stessa distanza. Questo è precisamente ciò che accade durante lo studio, il lavoro al computer e l'uso sempre più intenso di telefonini e tablet. Ma anche l'illuminazione rappresenta un fatore importante nell'attività visiva. Questa dovrebbe essere ne troppo forte ne troppo bassa e con un equilibrio di 1 a 3 fra luminosità periferica e quella centrale.
  • Difetti visivi non corretti: fondamentalmente parliamo di ipermetropia ed astigmatismo ipermetropico. Questi due vizi refrattivi hanno la caratteristica di poter essere corretti dall'occhio grazie l'accomodazione (messa a fuoco) ma questo comporta un'intensa attività muscolare sia dei muscoli interni che esterni all'occhio (sistemi di messa a fuoco e di motilità oculare). 
















Entrambe le condizioni possono essere causa di affaticamento, mal di testa, fluttuazioni visive e sintomi come bruciore oculare arrossamento e prurito legati ad una infiammazione che a questo punto non sarà trattatibile con antibiotici, antistamici o altri farmaci che non siano l'interruzione dello stress visivo con un nuovo e più adeguato comportamento e/o con una correzione ottica adeguata.

Caso clinico:
Un caso clinico emblematico e che in qualche modo, quasi 30 anni fa, dette inizio alla mia ricerca sul collegamento fra stress visivo e infiammazioni oculari fu un giovane studente universitario con una miopia di circa 2 diottrie. Si presento in studio chiedendo di poter applicare lenti a contatto. Si presentava però un problema importante: il giovane soffriva di una forte congiuntivite ormai diagnosticata come cronica a causa di molti tentativi di trattamento farmacologico non riusciti.










Durante l'esame visivo si evidenziarono caratteristiche più tipiche di un soggetto ipermetrope che miope. Iniziammo un programma di ginnastica visiva e dopo la riduzione della correzione miopica di più di una driottria la congiuntivite scomparve. Mi preme sottolineare  che in quel periodo erano state sospese tutte le cure perchè non efficaci e l'unico trattamento era di tipo antistaminico per ridurre la sintomatologia.
Le conclusioni furono che eravamo in presenza di una forte sovraccorrezione miopica che provocava uno stress visivo costante che a sua volta portava ad una infimmazione che non era ne batterica ne virale. Naturalmente, parallelamente alla scomparsa della congiuntivite, si normalizzarono tutte le funzioni visive che erano alterate dall'ipercorrezione.

Quindi per concludere se avete congintiviti frequenti e non ben curabili, associate magari ad affaticamento visivo e mal di testa cercate un professionista che possa fare una verifica approfondita sulle vostre funzioni visive.  
Rederenze:
- Reeh PW, Steen KH, Hanisch AE (1991) A dominant role of acid pH in inflammatory excitation of nociceptors in rat skin. Sot Neurosci Abstr 17:537.
- Steen AE, Reeh PW, Kreysel HW, Steen KH (1993) Experimental tissue acidosis potentiates pain induced by inflammatory mediators. VIIth World Congress on Pain (Paris), R 39.
- Steen KH, Reeh PW (1993) Sustained graded pain and hyperalgesia from experimental tissue acidosis in human subjects. Neurosci Lett 154:113-l 16.
- Luster AD, Alon R, von Andrian UH. (2005) Immune cell migration in inflammation: present and future therapeutic targets. Nat Immunol. 2005 Dec;6(12):1182-90.
- Mobile World Congress 2013, Barcelona - Spain
Mimura T, Mimura Y, Arimoto A, Amano S, Yamagami S, Funatsu H, Usui T, Noma H, Honda N, Okamoto S. (2007) Relationship between refraction and allergic conjunctivitis. Eye (Lond). 2009 Jan;23(1):63-6. Epub 2007 Oct 12.


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Esperto in tecniche visuo-posturali
Membro AID (Associazione Italiana Dislessia)

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

LE LENTI BLU PROTEGGONO REALMENTE, DA PROBLEMI DI VARIO TIPO, GLI OCCHI?

La questione sull'affaticamento, o perfino danni legati all'uso di computer e sistemi elettronici in generale, è molto dibattuto. Ne...