mercoledì 23 agosto 2023

LE LENTI BLU PROTEGGONO REALMENTE, DA PROBLEMI DI VARIO TIPO, GLI OCCHI?


La questione sull'affaticamento, o perfino danni legati all'uso di computer e sistemi elettronici in generale, è molto dibattuto. Nella mia esperienza professionale ho riscontrato che spesso (per non dire sempre) sono presenti problemi specifici alla base dei disturbi come affaticamento visivo, perdita di concentrazione, bruciori oculari, lacrimazione, cefalee, ecc. Questi disturbi sono spesso collegati a difetti visivi molto lievi e non individuati (leggeri astigmatismi, differenze fra i due occhi) e problemi di secchezza oculare che può provocare bruciori, sensazione di sabbia negli occhi o lacrimazione improvvisa, inficiando anche la visione stessa. Da non dimenticare poi la causa più ovvia ma ormai rimossa che è l'eccessivo tempo a cui sottoponiamo i nostri occhi a questa importante fonte di stress.

C'è da segnalare inoltre che molti sistemi hanno già incorporato un controllo per modificare le frequenze emesse dai visori e quindi, anche se le lenti funzionassero, risulterebbero superate. Vi propongo comunque una pubblicazione divulgativa che fa riferimento ad uno studio review del Cochrane, il più importante ente indipendente a livello mondiale di revisione di studi scientifici, che raccoglie vari studi a riguardo.

A conferma di quanto dicevo prima (la difficoltà di considerare e valutare le molteplici variabili del processo visivo, in presenza di disturbi di vario genere) i ricercatori segnalano, come limite delle ricerche, il fatto che non sono stati testati valori come la sensibilità al contrasto, la percezione dei colori, la sensibilità all'abbagliamento e la presenza di patologie oculari o neurologiche.

In conclusione, prima di ricorrere a queste lenti, di dubbia efficacia (come "magici" colliri che riposano la vista), sarà opportuno sottoporsi ad una approfondita analisi visiva da professionisti specializzati nel processo visivo, per individuare i veri problemi del proprio sistema visivo. BUONA LETTURA!



Nonostante le affermazioni dei loro produttori, gli occhiali a luce blu probabilmente non riducono l'affaticamento degli occhi per le persone che passano molto tempo a guardare gli schermi dei computer o i loro telefoni, afferma un nuovo studio. Gli occhiali probabilmente non migliorano nemmeno le abitudini del sonno di chi li indossa, secondo lo studio, pubblicato questa settimana. 

Gli occhiali a luce blu sono generalmente commercializzati come in grado di filtrare gli effetti potenzialmente dannosi della luce blu dagli schermi, come affaticamento degli occhi, secchezza oculare e problemi di sonno. L'interesse per gli occhiali a luce blu è aumentato durante la pandemia di COVID-19 poiché più persone sono rimaste a casa e hanno guardato i loro computer e telefoni. Sono spesso prescritti dagli optometristi.

Lo studio, pubblicato giovedì  nel  Cochrane Database of Systematic Reviews , ha esaminato i dati raccolti da 17 studi clinici in sei paesi che hanno reclutato 619 persone.

"Abbiamo scoperto che potrebbero non esserci vantaggi a breve termine con l'utilizzo di lenti per occhiali filtranti la luce blu per ridurre l'affaticamento visivo associato all'uso del computer, rispetto alle lenti filtranti senza luce blu", ha affermato l'autrice senior Laura Downie, PhD, professoressa associata di optometria e scienze della vista presso l'Università di Melbourne a Victoria, in Australia, ha affermato in una  nota.

"Al momento non è inoltre chiaro se queste lenti influenzino la qualità della vista o i risultati legati al sonno, e non è possibile trarre conclusioni su eventuali effetti potenziali sulla salute della retina a lungo termine. Le persone dovrebbero essere consapevoli di questi risultati quando decidono se acquistare questi occhiali."

I ricercatori hanno notato che uno dei motivi per cui gli occhiali non aiutano è che la quantità di luce blu ricevuta dagli schermi dei computer e da altre fonti artificiali è solo circa un millesimo di quella che le persone ottengono dalla luce naturale del giorno. Inoltre, le lenti a luce blu di solito filtrano solo circa il 10% -25% della luce blu.

"I nostri risultati non supportano la prescrizione di lenti filtranti per la luce blu alla popolazione generale", ha detto Downie. 

I professionisti della Visione affermano che le persone possono ridurre l'affaticamento degli occhi semplicemente riducendo la quantità di tempo in cui guardano gli schermi o facendo pause regolari. Per migliorare il sonno, smetti di guardare gli schermi per alcune ore prima di andare a dormire.

I ricercatori hanno notato dei limiti nella loro analisiNessuno degli studi ha indagato la sensibilità al contrasto, la discriminazione del colore, l'abbagliamento fastidioso, la salute maculare, i livelli sierici di melatonina o la soddisfazione visiva complessiva del paziente.

Inoltre, la durata dei diversi studi variava. Sono necessari ulteriori studi sull'uso di occhiali che filtrano la luce blu, hanno detto i ricercatori.

Fonti

Cochrane Database of Systematic Reviews: "Lenti per occhiali che filtrano la luce blu per prestazioni visive, sonno e salute maculare negli adulti".

EurekAlert: "Gli occhiali che filtrano la luce blu probabilmente non fanno alcuna differenza per l'affaticamento degli occhi, la salute degli occhi o la qualità del sonno".



Come sempre rimango a completa disposizione per chiarimenti, dubbi o un consulto professionale presso i miei studi.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.


domenica 23 luglio 2023

DIFFICOLTA' VISIVE SENZA UN PROBLEMA DI VISTA?


Il titolo apparentemente enigmatico, e un po' sviante, nasconde una verità interessante che riguarda il sistema visivo: spesso, specialmente nel periodo scolastico, si possono avere difficoltà visive senza la presenza di difetti visivi evidenti o rilevanti. La definizione dell'articolo che riporto, e che seguirà, parla appunto di Problema Visivo Funzionale indicando quindi una difficoltà nell'organizzazione visiva, e quindi specialmente nello svolgimento di quelle che sono attività di tipo cognitivo, mnemonico, in assenza di difetti refrattivi o strutturali di rilievo. 

I problemi di questo tipo possono inoltre essere confusi con problemi di apprendimento (questione già trattata in questo blog con vari articoli che potete consultare) anche perché il controllo "della vista" non rientra, per esempio, nel protocollo per la certificazione DSA. E quando venga eseguito spesso si riduce ad una valutazione grossolana della visione da lontano e dello stato oculomotorio, per escludere la presenza di un occhio pigro o uno strabismo.

Andiamo quindi alla lettura di questo articolo, che troverete nella versione originale attraverso questo LINK,  che è un po' lunghino ma che merita sicuramente di essere letto. Buona lettura e buon Test finale

Il contenuto del seguente articolo è stato scritto da professionisti e quindi rivisto e modificato, per accuratezza medica, dalla dottoressa Kellye Knueppel optometrista del Vision Therapy Center.


I bambini possono sperimentare problemi scolastici per una serie di motivi. Ma al di là di cose come la difficoltà di apprendimento o lo stress a casa, un problema sorprendente può colpire i bambini che non hanno mai avuto difficoltà a scuola prima: un problema visivo funzionale.
Ogni anno si verifica un fenomeno, di questo tipo, dopo i primi 30 giorni di scuola. Ragazzi che non hanno mai avuto problemi scolastici, come brutti voti e problemi comportamentali, si ritrovano improvvisamente in difficoltà.

Molto spesso il bambino è brillante ed è andato sempre bene a scuola. Tuttavia, dopo essere passati alla classe successiva, i problemi sembrano essersi materializzati dal nulla. Il bambino potrebbe avere un problema visivo funzionale, che è stato in grado di nascondere, compensare o per il quale adattarsi per anni, fino ad ora.

Ok, allora cos'è un problema visivo funzionale?

La visione funzionale implica una serie di abilità che vengono apprese e sviluppate per aiutarti a raccogliere ed elaborare informazioni visive. Sono necessarie per svolgere compiti come leggere righe di testo in una pagina, copiare informazioni presentate in classe e rimanere concentrati sui compiti scolastici.


Di seguito è riportata la descrizione delle tre principali aree di abilità visive che compongono la visione funzionale - teaming degli occhi, messa a fuoco e movimento oculari - inclusi esempi di problemi che possono verificarsi quando queste abilità non funzionano correttamente.

Teaming degli occhi

I due occhi dovrebbero funzionare come una squadra allineandosi e puntando nello stesso punto dell'oggetto che si sta osservando. Dovrebbero lavorare insieme in modo coordinato e preciso per fornire una visione e una percezione della profondità uniche, confortevoli ed efficienti.

Cosa succede quando c'è un problema: se i due occhi sono disallineati, il cervello non sarà in grado di combinare correttamente l'immagine di ciascun occhio in un'unica immagine. Quando ciò accade, una persona perderà la percezione della profondità 3D e potrebbe sperimentare una visione doppia.

Sintomi: perdita di posizione durante la lettura, scarsa comprensione della lettura, affaticamento degli occhi e affaticamento.

Messa a fuoco degli occhi

Ogni occhio ha una lente che cambia forma per consentire alla persona di vedere chiaramente gli oggetti a distanze diverse. Quando questa abilità funziona bene, la persona può facilmente spostare l'attenzione tra oggetti a distanze diverse.

Cosa succede quando c'è un problema: una persona può avere difficoltà a mantenere la messa a fuoco del materiale di lettura e può sperimentare sfocatura intermittente o costante, specialmente quando guarda oggetti dettagliati tenuti vicini. Inoltre, la persona può avere difficoltà a spostare l'attenzione tra gli oggetti (ad es. guardando dalla cattedra alla parte anteriore della classe o viceversa).

Sintomi: mal di testa, dolore agli occhi, affaticamento degli occhi, lacrimazione e affaticamento.

Movimenti oculari

Una persona controlla se i suoi occhi si muovono, dove si muovono e quanto velocemente si muovono. Ciò consente alla persona di mantenere la fissazione su un oggetto in movimento, spostare la fissazione da un oggetto all'altro o mantenere la fissazione su un oggetto fermo.

Cosa succede quando c'è un problema: una persona può avere difficoltà a prendere una palla o a muovere gli occhi su una riga di testo, poiché entrambi richiedono movimenti oculari precisi ed efficienti. Potrebbe anche non essere in grado di mantenere il contatto visivo durante l'ascolto.

Quando c'è un problema con una o più di queste abilità, hai un problema di visione funzionale.

Sintomi: perdita di posizione, omissione di parole durante la lettura, difficoltà a copiare il testo da un posto all'altro (ad es. dalla tavola alla scrivania), produttività ridotta, difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti vicini, affaticamento, scarsa coordinazione/goffaggine.

Perché non viene rilevato?

I problemi di visione funzionale generalmente non vengono rilevati dai controlli della vista che di solito mettono alla prova l'acuità visiva o la capacità di vedere chiaramente le cose. In effetti, puoi avere un problema di visione funzionale e avere una vista di 10/10 (20/20 negli Stati Uniti) e più.



I test per i problemi di visione funzionale richiedono attrezzature e formazione avanzate ed è meglio se eseguiti da un optometrista dello sviluppo, specializzato nella diagnosi e nel trattamento di questi problemi.

Ma perché questi problemi si materializzano improvvisamente, anche tra bambini che non hanno mai dovuto affrontarli prima?
I bambini possono compensare e "convivere" con il problema della vista, fino a un certo punto.


Il sistema visivo si adatta costantemente e il cervello può trovare modi per compensare i problemi che influenzano la tua vista. Ad esempio, se hai un problema con il teaming degli occhi, il tuo cervello potrebbe sopprimere l'immagine di uno dei due occhi per evitare la visione doppia. Mentre questo risolve il problema di uno sdoppiamento inaccettabile per il cervello, riduce la percezione della profondità e il comfort e l'efficienza della tua visione.


I bambini raramente sono consapevoli che questi adattamenti si stanno verificando. Anche quando lo sono, potrebbero non avere idea che il loro sistema visivo non funzioni correttamente perché la loro esperienza visiva è l'unica che conoscono.

Presumono che tutti vedano e vivano il mondo come loro.

Perché il sistema visivo non può continuare ad adattarsi?

Le misure di compensazione del sistema visivo non porteranno lo studente molto lontano. Alla fine la stampa diventerà troppo piccola per essere seguita o i calcoli matematici troppo difficili da elaborare. È allora che iniziano le difficoltà non compensabili.

In che modo i problemi di visione funzionale influenzano le materie scolastiche?

La visione funzionale ha un impatto su ogni area tematica, ma in modi diversi. Tieni presente che tutte le aree tematiche richiedono attività del sistema visivo sempre più complesse, man mano che i bambini crescono:

Lettura:  "Molti bambini iniziano la scuola quando hanno cinque o sei anni e fanno fatica a imparare a leggere. Ci sono poi molti bambini che sono stati bravissimi nell'apprendere a leggere ma arriva la terza elementare, e hanno bisogno di leggere più a lungo e con ogni sorta di problema di comprensione".

Matematica:  "La matematica è qualcosa che molte persone non penserebbero così collegata alla visione, ma la matematica riguarda davvero lo spazio. I numeri occupano una certa quantità di spazio. Il solo fatto di essere in grado di capire cosa significano i numeri nel mondo reale è un concetto spaziale...se hai difficoltà con la percezione della profondità e i concetti spaziali, è molto più difficile capire cosa sia la matematica."



Scrittura a mano:  "Per la scrittura a mano, la tua vista dovrebbe essere la guida per la tua mano. Se il tuo sistema visivo non funziona molto bene, potresti affaticarti guardando i dettagli ed è difficile continuare a guardare la pagina. La calligrafia di alcune persone inizia bene, ma poi peggiora man mano che scrivono".

Composizione:  "Vediamo molti bambini che hanno difficoltà a mettere i loro pensieri su carta. Molti bambini sono bravi verbalmente, ma quando si tratta di mettere i loro pensieri per iscritto, fanno fatica. Molte volte è la parte fisica del guardare il foglio. Alcune persone hanno bisogno di aiuto con la visualizzazione per pensare all'intera storia, pensarci nella mente e poi scriverla in modo sequenziale. Questo è un alto livello di visione, ma fa parte della visione stessa".

Perché i tipici controlli della vista non rilevano questi problemi di vista?

È davvero una questione di tempo, risorse e competenze?

I tipici screening della vista sono progettati per testare la vista o l'acuità visiva. La vista è la tua capacità di vedere determinate dimensioni di lettere a distanze prestabilite, in genere 10/10, su una tabella di Snellen. La visione funzionale comprende più della semplice visualizzazione di lettere su una tabella, quindi il test per i problemi di visione funzionale richiede un esame più completo eseguito da un optometrista dello sviluppo.


Per questi test della vista funzionale può essere necessaria un'ora o più, e richiedere attrezzature e addestramento speciali e test per un'ampia gamma di problemi di vista funzionale.

Il College of Optometrists in Vision Development (COVD) ha rilevato che un bambino su quattro ha un problema di vista che influisce sulla loro capacità di leggere e apprendere. È per questo che crediamo che ogni bambino dovrebbe sottoporsi a un esame per escludere un problema di visione funzionale ANCHE se supera i controlli del periodo scolastico.

Rilevare e affrontare i problemi visivi funzionali il prima possibile ci aiuterebbe a diagnosticare correttamente problemi che vengono spesso scambiati per ADHD, ADD, dislessia e problemi comportamentali.

Come vengono trattati i problemi di visione funzionale?

Ci sono una serie di potenziali trattamenti. Può essere uno o una combinazione dei seguenti trattamenti utilizzati per trattare un problema:

Occhiali da vista: alcuni pazienti con problemi visivi funzionali presentano anche condizioni di rifrazione come miopia, ipermetropia e astigmatismo. Nella maggior parte dei casi, gli occhiali per affrontare queste condizioni migliorano solo la vista della persona e non la sua visione funzionale. Queste sono comunemente chiamate lenti "compensative".


Durante un esame della vista funzionale, l'optometrista verificherà se esiste una prescrizione che può aiutare una persona a utilizzare la propria visione funzionale in modo più efficiente. Queste sono comunemente chiamate lenti "prestazionali" perché il loro scopo è migliorare la visione funzionale, non migliorare la vista.

Fototerapia sintonica: i pazienti con problemi visivi funzionali spesso hanno difficoltà a prestare attenzione sia alla parte centrale che a quella periferica del loro campo visivo. Ciò può avere un impatto negativo significativo sulle loro capacità visive, in particolare sui movimenti degli occhi.

Osservare colori specifici della luce può effettivamente migliorare la capacità del paziente di prestare attenzione alla visione centrale e periferica. Pertanto, viene spesso utilizzato come primer per la terapia della vista.

Ginnastica Visiva: un programma individualizzato che combina attività ed esercizi di allenamento della vista, in studio e a domicilio, che affrontano i problemi visivi funzionali specifici di un paziente.

Il tuo prossimo passo: controlla i sintomi



Se pensi che tuo figlio possa avere un problema di visione funzionale, il passo successivo è identificare i sintomi.

Ecco 12 segni tipici:
- Gli occhi si stancano durante la lettura
- Soglia di attenzione breve
- Ha un occhio strabico o pigro
- Inclina frequentemente la testa da un lato o ha una spalla notevolmente più alta
- Strizza gli occhi, strizza le palpebre e/o chiude ripetutamente un occhio
- Tiene il libro molto vicino durante la lettura
- Ha una scarsa coordinazione occhio-mano
- Sperimenta una stanchezza eccessiva alla fine dei giorni di scuola
- Si frustra facilmente
- Sperimenta una visione offuscata
- Si lamenta di nausea o vertigini e cinetosi (mal d'auto)
- Sperimenta la visione doppia

Clicca sul link qui sotto e rispondi al Vision Quiz (in inglese ma è possibile attivare la traduzione Google) per vedere altri sintomi. Il punteggio del Vision Quiz ti darà un'indicazione che potrebbero essere necessari ulteriori test. Potrebbe essere il primo passo per rimettere in carreggiata tuo figlio.




Come sempre rimango a completa disposizione per chiarimenti, dubbi o un consulto professionale presso i miei studi.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

domenica 28 maggio 2023

CO-CONTRAZIONE MUSCOLARE IN MIOPI E IPERMETROPI


Perchè negli occhi si può avere una co-contrazione muscolare? Cosa significa? 
Cosa può comportare per gli occhi e tutto il resto del corpo?

ALCUNE PREMESSE NECESSARIE

Cos'è una co-contrazione muscolare?

La nostra struttura muscolo-scheletrica è organizzata in modo che ogni nostro movimento, o azione, preveda muscoli che si contraggono e muscoli che si rilasciano. Per esempio nella flessione dell'avambraccio il bicipite fungerà da agonista ed il tricipite da antagonista. Mentre il bicipite si contrae piegando l'avambraccio il tricipite si flette, della stessa entità, per accompagnare il movimento.


Ma cosa succede se entrambi i muscoli si contraggono nello stesso momento (co-contrazione)? Il braccio non si muove o riesce, nonostante tutto, a farlo ma con movimenti irregolari, una forte tensione ed imprecisione. 

Convergenza e accomodazione nell'occhio

I nostri occhi sono mossi da 6 muscoli esterni ciascuno (muscoli oculomotori), che si coordinano per indirizzare gli occhi nella direzione desiderata. Nell'osservare un oggetto da lontano gli occhi si trovano in una condizione di quasi parallelismo. Guardando un oggetto da vicino gli occhi dovranno convergere, modulando l'equilibrio fra agonisti e antagonisti.


Oltre ai muscoli esterni gli occhi hanno un muscolo interno (muscolo ciliare) che permette di modificare la lente (cristallino) e quindi la messa a fuoco in relazione alla distanza. Per semplificare potremmo dire che osservando un oggetto a distanza gli occhi oltre a trovarsi, come detto sopra, in una condizione di parallelismo presentano assenza di messa a fuoco (sistema accomodativo rilassato).

Il sistema di convergenza è strettamente collegato a quello dell'accomodazione in modo che quando un occhio mette a fuoco un oggetto da vicino gli occhi ricevono anche uno stimolo automatico a convergere. Più l'oggetto osservato è vicino più gli occhi dovranno accomodare e convergere. 

Cosa succede nelle miopie sovracorrette o nelle ipermetropie

MIOPIA: capita spesso che per favorire la visione da lontano i miopi vengano sovracorretti. La correzione più alta del dovuto permette di vedere più contrastato e con una maggior profondità di fuoco, e quindi durante la visita indicata come migliore. Questi vantaggi però non sono "gratuiti". Gli occhi devono mettere a fuoco anche da lontano per compensare la sovracorrezione, con un notevole dispendio di energie.
IPERMETROPIA: questa è una condizione visiva che permette di vedere molto bene per gran parte della vita, fino al sopraggiungere della presbiopia. Quindi anche l'ipermetrope, per vedere bene, dovrà mettere a fuoco anche da lontano.

La co-contrazione dei muscoli oculomotori

Come abbiamo detto sia i miopi sovracorretti che gli ipermetropi non corretti sono costretti, per la loro condizione visiva, a mettere a fuoco (accomodare) da lontano. Il sistema oculomotorio riceve a questo punto, in forma automatica, lo stimolo a convergere mentre mette a fuoco da lontano. Se questo stimolo fosse lasciato libero porterebbe gli occhi appunto a convergere e quindi a vedere doppio da lontano. Per controbilanciare questo effetto il sistema muscolare viene attivato in divergenza e quindi si instaura una condizione di co-contrazione dei retti mediali (convergenza) e dei retti laterali.


La co-contrazione, come già detto, provoca tensione che nel sistema visivo si trasforma in visione instabile ed occasionali sdoppiamenti per difetto nell'allineamento dei due occhi, difficoltà ed instabilità anche del fuoco. I sistemi accomodativo e oculomotorio non riescono a svolgere liberamente la loro attività visto che ricevono comandi contrastanti ed opposti fra loro.

 In un caso recente, a un giovane di 25 anni, è stato diagnosticato uno strabismo intermittente (non costante durante la giornata) con instabilità della messa a fuoco, il tutto emerso dopo un piccolo intervento chirurgico. Durante l'analisi visiva, a cui è stato sottoposto da un altro specialista, è stato possibile evidenziare una ipermetropia latente che, una volta corretta, ha immediatamente reso la visione più stabile e a fuoco. I test hanno potuto escludere la presenza di strabismo ed i valori funzionali del sistema visivo sono risultati normali.

Interferenza del sistema visivo sul sistema tonico-posturale

I collegamenti neuro-funzionali fra sistema visivo, sistema stomatognatico (masticatorio), tonico-posturale e vestibolare, possono provocare interferenze crociate. Per esempio nella tensione visiva del caso precedente si possono verificare tensioni muscolari come a livello cervicale o al sistema masticatorio come bruxismo o dolori nell'articolazione temporo-mandibolare. Il soggetto precedente lamentava un dolore e contrattura costante a livello cervicale e del trapezio sul lato destro, che coincideva con il lato dell'occhio con maggior correzione rilevata. Il suo osteopata aveva prospettato, in visite precedenti, la possibilità che questo potesse essere collegato ad una "interferenza" del sistema visivo su quello tonico-posturale. 


In questi casi, con il coinvolgimento del sistema vestibolare (sistema dell'equilibrio sia in condizioni statiche che dinamiche gestito dall'orecchio interno) che è strettamente collegato sia al sistema visivo che a quello tonico-posturale, si possono riscontrare anche problemi di vertigini e instabilità in casi come il precedente.

Per concludere la presenza di co-contrazione a livello del sistema visivo può provocare problemi sia alla funzione visiva che, di riflesso, al sistema tonico-posturalesistema stomatognatico e sistema vestibolare. Per questo motivo, con sintomi come instabilità visiva della messa a fuoco o della stabilità della visione singola, cefalee, tensioni a livello dei bulbi oculari è importante trovare professionisti che abbiamo una prospettiva che preveda il lavoro multidisciplinare, per poter affrontare problemi multi-sistemici.

Per qualsiasi dubbio o chiarimento, come sempre, sono a vostra disposizione.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

giovedì 30 giugno 2022

DIVAGANDO SULLE MASCHERINE

 


MASCHERINA CHIRURGICA, FFP2, DOPPIA MASCHERINA!
Cosa dicono le istituzioni, come si usano, come funzionano, cosa dice la Scienza

In veste di istruttore nazionale di Protezione Civile in ambito sanitario, dall'inizio di questa epidemia, ne ho viste e sentite di tutti i colori e mi è venuta voglia di fare il punto della situazione.
 
All'inizio di questa epidemia influenzale (COVID-19) tutte le autorità sanitarie, come OMS, ISS, AIFA, EMA, e molti dei medici mediatici insistevano sul fatto che le mascherine non servivano a fermare i virus:

27/02/2020 Brescia e Hinterland: A giudicare dalla quantità di mascherine che si vedono per strada o sui mezzi pubblici, il concetto non è chiaro. Lo ripetono da giorni i medici, i farmacisti e nei giorni scorsi lo hanno sottolineato anche il Ministero della salute e l'Oms, ma forse vale la pena ribadirlo: alle persone sane le mascherine non servono. https://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/coronavirus-ecco-quando-le-mascherine-non-servono-a-niente-1.3462813

10/03/2020 Coronavirus, Walter Ricciardi (OMS): "Le mascherina chirurgiche ai sani non servono a niente, il virus penetra attraverso la garza" https://www.la7.it/dimartedi/video/coronavirus-ricciardi-oms-le-mascherine-chirurgiche-non-servono-il-virus-penetra-attraverso-la-garza-10-03-2020-312511

12/03/2020 Sul sito del ministero della Salute, vengono fornite delle indicazioni che fanno riferimento alle direttive dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Citiamo testualmente: “Per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus è prioritario curare l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus. L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie”. https://www.firstonline.info/coronavirus-le-mascherine-servono-o-no-la-risposta-degli-esperti/

03/04/2020 articolo su FanPage che raccoglie i diversi pareri: “La mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi da malattie respiratorie”, Ministero della Salute. “Indossarle è una stupidaggine”, viceministro Sileri. Consigliere dell’Oms professor Walter Ricciardi  “Le mascherine per le persone sane non servono a niente”. Rapporto Iss destinato alle strutture sanitarie “non necessario” fornire DPI (mascherine) ai pazienti senza sintomi respiratori. https://www.fanpage.it/attualita/non-compratele-e-non-usatele-le-mascherine-da-inutili-a-fondamentali-nella-lotta-al-coronavirus/

07/04/2020  Direttore Generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus Per quanto riguarda le raccomandazioni il segretario generale dell'Oms è molto specifico: “Nelle strutture sanitarie, l'Oms continua a raccomandare l'uso di maschere mediche, respiratori e altri dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari”, mentre nella comunità “raccomandiamo l'uso di maschere mediche da parte di persone malate e di quelle che si prendono cura di una persona malata a casa”. https://europa.today.it/attualita/oms-mascherine-tutti.html

07/04/2020 Univadis from Medscape: L'uso delle mascherine facciali...sono indicate come importanti strumenti di mitigazione contro la trasmissione del virus dell'influenza, mentre sono scarse le prove a sostegno della loro utilità in corso di epidemia COVID-19 o di altri virus respiratori. Le mascherine chirurgiche facciali hanno ridotto significativamente anche la rilevazione dell'RNA del virus dell'influenza nelle goccioline respiratorie, ma non negli aerosol.  https://www.univadis.it/viewarticle/covid-19-funzione-ed-efficacia-d-impiego-delle-mascherine-facciali-in-corso-di-epidemia-717292

Ma un giorno un politico, il governatore della Lombardia Fontana, decise che tutti dovevano indossarle, anche all'aperto, nonostante il parere delle istituzioni sanitarie, e da quel momento tutti cambiarono parere!

Coronavirus, Locatelli: ‘Lombardia obbliga a coprire il volto? Distanziamento sociale è misura fondamentale...c'è un dibattito scientifico perché non esistono evidenze fortissime sull'utilità (delle mascherine)’. Borrelli: ‘Non uso mascherine’!
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/04/coronavirus-locatelli-lombardia-obbliga-a-coprire-naso-e-bocca-distanziamento-sociale-e-misura-fondamentale-borrelli-non-uso-mascherine/5760270/

RIFLESSIONE: cos'è cambiato nel tempo? Indipendentemente dall'effetto di un virus sui diversi organi (se il SARS-CoV-2 viene trascurato nei primi giorni, come con la vigile attesa, passa dalle vie aeree alte ai polmoni creando i disastri che sappiamo, come ha sempre detto il direttore dell'Ist. Mario Negri Prof. Remuzzi) le dimensioni dell'aerosol respiratorio che contagia sono sempre le stesse, le caratteristiche tecniche delle mascherine sono sempre le stesse (anzi con la liberalizzazione alla produzione sono diminuite molto). Ai posteri l'ardua sentenza!

MA COME SI USANO?

Le mascherine, sia chirurgiche che FFP2/P3, devono essere indossate dopo essersi lavati le mani, e dopo averle estratte da una confezione sigillata sterile. Per le prime, una volta passati gli elastici dietro le orecchie, si aggiusta il ferretto a livello del naso per favorirne l'adesione al volto. Il Filtro Facciale (FFP2/P3) invece richiede una pratica un pò più complessa. Innanzitutto questa mascherina non può essere indossata se il volto non è completamente rasato, altrimenti diventa perfettamente inutile. Una volta indossata dobbiamo assicurarci che aderisca completamente al volto. Per fare questo si esegue una forte inspirazione che deve avere come risultato un effetto ventosa lungo tutto il bordo della mascherina. Se infatti non si verifica questo, ma si presentano punti di non adesione completa al volto, la mascherina è INUTILE! Una volta allontanate, o spostate dal volto, le mascherine non possono essere indossate di nuovo ma devono essere gettate come rifiuto sanitario speciale perché potenzialmente infette.

Una nota sui Filtri Facciali: già nel febbraio 2020 in un articolo che riporto ad aprile, queste mascherine vengono indicate come utili solo in ambienti COVID e quindi luoghi fortemente contaminati. In questi casi però il solo uso dei filtri facciali non permette di eliminare il contagio attraverso gli occhi. La lacrima sempre presente sulla superficie oculare raccoglie l'aerosol contaminato e finisce nelle vie aeree. Di fatto il primo medico che individuò il SARS-Cov-2 fu un oculista cinese. Quindi queste mascherine dovrebbero essere sempre accompagnate dalle maschere oculari, tipo maschera da sub.


Se non vi riconoscete nell'uso sopra indicato sappiate che le vostre mascherine sono INUTILI o perfino  contaminanti e quindi pericolose!

MA COME FUNZIONANO?

I virus non hanno vita propria ma sopravvivono solo all'interno di un ospite. Una volte usciti dal nostro corpo hanno vita breve, condizionata dal tempo di evaporazione delle microscopiche goccioline che emettiamo durante la respirazione (aerosol) di dimensioni inferiori ai 0,5μm. Le droplets, gocce di saliva molto più grandi (generalmente oltre i 5μm), emesse parlando ad alta voce, cantando, starnutendo o tossendo, che però per il loro peso cadono per gravità a 30-40 cm da noi, non rappresentano un pericolo se manteniamo le distanza dall'eventuale malato.

L'International Council of Certificationindica il valore di filtraggio delle FFP2/P3, in base agli standard internazionali (UNI EN 149:2001) fino a 0,6μm e quindi, mia riflessione, cosa succede all'aerosol contaminato con il SARS-COV-2 di dimensione inferiore ai 0,5μm?!
https://icc-iso.org/index.php/it/certificazioni/59-maskat-it

COSA DICE LA SCIENZA

Inhaled CO2 concentration while wearing face masks: a pilot study using capnography: "Studio su mascherine: con Ffp2, deterioramento cognitivo e della salute generale"
"Secondo lo studio, utilizzando le FFp2, si supera velocemente la soglia di sicurezza di CO2, inalandone una quantità 10-20 volte superiore rispetto alla normale respirazione. Si tratta del primo studio, in merito, che tiene conto del “rebreathing”– ovvero la valutazione della respirazione in circuito chiuso - con “captazione (inalazione) della CO2 dei gas espirati” in tempo reale."

- Correlation Between Mask Compliance and COVID-19 Outcomes in Europe "Correlazione tra la conformità delle mascherine e gli esiti di COVID-19 in Europa"
"Gli obblighi delle mascherine sono stati attuati in quasi tutti i Paesi del mondo [...]. Di conseguenza, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e altre istituzioni pubbliche, come l'IHME, da cui sono stati ottenuti i dati sulla conformità delle mascherine utilizzati in questo studio, raccomandano vivamente l'uso delle mascherine come strumento per frenare la trasmissione della COVID-19. Questi obblighi e raccomandazioni hanno avuto luogo nonostante il fatto che la maggior parte degli studi controllati randomizzati condotti prima e durante la pandemia di COVID-19 concludessero che il ruolo delle mascherine nella prevenzione della trasmissione respiratoria virale fosse piccolo, nullo o inconcludente."

Use of face masks did not impact COVID-19 incidence among 10–12-year-olds in Finland "L'uso delle mascherine non ha impattato sull'incidenza della COVID-19 tra i bambini di età compresa tra 10 e 12 anni in Finlandia"
"Nell'autunno 2021 in Finlandia la raccomandazione di utilizzare le mascherine nelle scuole per gli alunni di età pari o superiore a 12 anni era in vigore a livello nazionale. 
"Abbiamo confrontato le differenze nelle tendenze dell'incidenza [di COVID-19] a 14 giorni tra Helsinki e Turku nei bambini di 10-12 anni e, per confronto, anche tra i 7-9 anni e tra i 30-49 anni [...]. Secondo la nostra analisi, non sembrava che si ottenesse alcun effetto aggiuntivo [cioè alcun beneficio ulteriore dall'uso di mascherine, ndt]."

- Effectiveness of Adding a Mask Recommendation to Other Public Health Measures to Prevent SARS-CoV-2 Infection in Danish Mask Wearers "Efficacia dell'aggiunta di raccomandazione all'uso della mascherina ad altre misure di salute pubblica per prevenire l'infezione da SARS-CoV-2 nei portatori di mascherine in Danimarca".
"Un totale di 3030 partecipanti sono stati assegnati in modo casuale alla raccomandazione di indossare mascherine e 2994 sono stati assegnati al controllo; 4862 ha completato lo studio. L'infezione da SARS-CoV-2 si è verificata in 42 partecipanti con mascherine (1,8%) e 53 partecipanti di controllo (2,1%). La differenza tra i gruppi era di -0,3 punti percentuali.

RACCOLTA DEI PRINCIPALI STUDI SUI POTENZIALI DANNI CAUSATI DALLE MASCHERINE

Medicine, 18/02/2022 (https://journals.lww.com/md-journal/Fulltext/2022/02180/The_Foegen_effect__A_mechanism_by_which_facemasks.60.aspx)

Nature, Scientific Reports, 15/02/2022 (https://www.nature.com/articles/s41598-022-06605-w#MOESM1)

SSNR, 28/06/2021 (https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3865482)

ScienceDirect, 13/06/2021 (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969721035774)

ScienceDirect - Swansea University, 15/05/2021 (https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0043135421002311?via%3Dihub)

EJMR, 12/08/2020 (https://eurjmedres.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40001-020-00430-5)

Wiley Contact Dermatitis, 13/05/2020 (https://doi.org/10.1111/cod.13601)

 IJERPH, 20/04/2021 (https://doi.org/10.3390/ijerph18084344)

CHI FOSSE INTERESSATO A RICEVERE ULTERIORE BIBLIOGRAFIA MI CONTATTI DIRETTAMENTE

P.S. ho appena letto un ottimo articolo più puntuale ed esteso del mio, sul sito del giornalista Porro, a firma Bechis e Trevisan, che vi propongo https://www.nicolaporro.it/le-mascherine-funzionano-cosa-dicono-gli-studi/

Luca Ieri
Istruttore nazionale di Protezione Civile, settore sanitario
Istruttore nazionale di Emergenza sanitaria territoriale
Istruttore nazionale di rianimazione cardio-polmonare adulto e pediatrica extra-ospedaliera
varie certificazioni OMS e CICR sulla gestione del COVID19

martedì 21 giugno 2022

PERIODO PLASTICO PER IL RECUPERO DELL'OCCHIO PIGRO


FINO A CHE ETA' E' POSSIBILE RECUPERARE UN OCCHIO PIGRO?

In un articolo che ho già citato nel precedente post dove si parlava della visione stereo degli strabici, viene fatta una raccolta (review) di pubblicazioni a livello mondiale sull'argomento della plasticità del cervello che permetterebbe recuperi visivi, anche in età adulta avanzata, dell'ambliopia (occhio pigro) e conseguentemente di un certo grado di visione stereo. Normalmente, durante le visite oftalmologiche pediatriche, i genitori si sentono dire che il periodo in cui si può recuperare l'ambliopia è molto breve. Non di rado, se il bambino arriva alla visita a 6-7 anni, viene giudicato irrecuperabile e viene abbandonato come caso non più trattabile. 

E' noto (1, 2, 3) che la plasticità cerebrale ha un picco in giovanissima età ma questo momento, dove il trattamento è sicuramente più efficace, non coincide con il periodo plastico. Infatti gli autori scrivono "l'assunto che la plasticità finisca effettivamente dopo il periodo critico, ha avuto un effetto perverso nella pratica clinica. Ai pazienti ambliopi di età superiore ai sette anni viene spesso detto che non saranno mai in grado di recuperare l'acuità visiva o la stereovisione"(4).  

MA COS'E' L'AMBLIOPIA?

Il sistema nervoso in generale, e quello addetto alla visione in particolare, si sviluppa in gran parte grazie agli stimoli che riceve nel primo periodo di vita. Privarlo di questi stimoli determina una perdita di funzionalità che nell'occhio si definisce appunto Ambliopia. questa perdita di stimoli può essere causata, nella stragrande maggioranza dei casi, o da uno strabismo, quando devia sempre lo stesso occhio, o da un problema visivo importante (quasi sempre in un occhio solo) che impedisce una visione accettabile. Gli autori dell'articolo si chiedono se sia possibile recuperare sia la visione di qualità che la stereo visione, che rappresenta il massimo livello di collaborazione fra i due occhi, dopo il periodo critico.

Negli ultimi 20 anni gli studi (1, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11) hanno dimostrato che una plasticità significativa può essere presente ben oltre il periodo critico, grazie a stimolazioni adeguate. Gli studi indicano comunque risultati più numerosi e rilevanti nei casi di occhio pigro in assenza di strabismo. Già nel 1986 Holopigian, Blake e Greenwald (13) avevano scoperto che "gli ambliopi anisometropici (differenza di correzione fra i due occhi senza strabismo) hanno visione stereo a basse frequenze, ma non alte, suggerendo che mentre la loro stereoacuità non è fine come nella normalità, è comunque funzionale".

Il lavoro affronta vari tipi di allenamento visivo, dal più tradizionale, con il tappo sull'occhio "buono", a sistemi avanzati di realtà virtuale. Tutte le tecniche che permettevano di non interrompere il lavoro simultaneo dei due occhi (come invece fa il tappo su un occhio, che è una tecnica che risale al 1700(14)) sono risultati i migliori. La caratteristica che però è stata evidenziata come un potenziamento incredibile per l'allenamento visivo, è risultata la stimolazione multisensoriale (15). Il fatto di unire allo stimolo visivo uno uditivo, uno tattile, uno fonetico (quindi un soggetto può vedere un oggetto che deve andare a toccare  a tempo determinato da un metronomo e nominarlo) è risultato un potenziamento del recupero visivo non solo durante il periodo di allenamento ma anche come fattore stabilizzatore nel tempo. 


Un esempio di queste stimolazioni multisensoriali può essere il lavoro eseguito dal soggetto, dove deve riconoscere delle frecce assimilabili alla forma di una lettera presente a sinistra dello schermo (fase cognitiva), toccarle (fase di coordinamento visuo-motorio) rimanendo in equilibrio su pedana (fase tonico-posturale) ma viste attraverso occhiali rosso-verdi che permettono di stimolare gli occhi separatamente (fase binoculare).

In conclusione possiamo affermare che certi paradigmi relativi all'ambliopia (occhio pigro) ed il recupero di una visione adeguata, e conseguente recupero di una visione stereo, devono essere completamente rivisti dagli specialisti e dalle scuole che li preparano.


Bibliografia

1) Bavelier D, Levi DM, Li RW, Dan Y, Hensch TK.: Removing brakes on adult brain plasticity: From molecular to behavioral interventions. The Journal of Neuroscience. 2010;30(45):14964–14971.
2) 
Movshon JA, Van Sluyters RC.: Visual neural development. Annual Review of Psychology. 1981;32:477–522.
3) 
Wiesel T.: Postnatal development of the visual cortex and the influence of environment. Nature. 1982;299:583–591.
4) 
Levi D.M., Knill D.C., Bavelier D.: Stereopsis and amblyopia: A mini-review. Vision Res. 2015 Sep; 114: 17–30. 
5) 
Baroncelli L, Maffei L, Sale A.: New perspectives in amblyopia therapy on adults: A critical role for the excitatory/inhibitory balance. Frontiers in Cellular Neuroscience. 2011;5:25.
6) Hess RF, Thompson B, Baker DH.: Binocular vision in amblyopia: Structure, suppression and plasticity. Ophthalmic and Physiological Optics. 2014;34(2):146–162. 
7) Levi DM. Prentice award lecture 2011: Removing the brakes on plasticity in the amblyopic brain. Optometry and Vision Science. 2012;89(6):827–838. 
8) Levi DM, Li RW.: Perceptual learning as a potential treatment for amblyopia: A mini-review. Vision Research. 2009;49(21):2535–2549.
9) Levi DM, Polat U.: Neural plasticity in adults with amblyopia. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. 1996;93(13):6830–6834.
10) Morishita H, Hensch TK.: Critical period revisited: Impact on vision. Current Opinion in Neurobiology. 2008;18(1):101–107.
11) Wong AM.: New concepts concerning the neural mechanisms of amblyopia and their clinical implications. Canadian Journal of Ophthalmology. 2012;47:399–409. 
12) 
McKee S.P., Levi D.M., Movshon J.A.: The pattern of visual deficits in amblyopiaJournal of Vision, 3 (2003), pp. 380-405.
13) 
Holopigian K., Blake R., Greenwald M.J.: Selective losses in binocular vision in anisometropic amblyopesVision Research, 26 (1986), pp. 621-630.
14) 
Charles de Saint-Yves: Nouveau traité des maladies de yeux” Paris, 1722.
15) Vedamurthy I., Huang S., Levi D.M., Bavelier D., Knill D.C.: Recovery of stereopsis in adults through training in a virtual reality task. Optical Society of America, Fall Vision Meeting, Rochester, NY, USA (2012)


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

martedì 14 giugno 2022

LA VISIONE STEREO DELLO STRABICO

Marty Feldman - attore 

Uno strabico può avere una visione stereo?

Intanto spieghiamo cosa è uno strabismo anche se sono sicuro che molti di voi abbiano già almeno un'idea generale.

Il Dictionary of Visual Science, di Cline, Hofstetter e Griffin (1), lo definisce come "quella condizione in cui la fissazione binoculare non è presente, in condizione di visione normale". In sostanza si ha uno strabismo quando gli occhi non riescono ad allinearsi sullo stesso oggetto e quindi non possono inviare al cervello una unica immagine come sommatoria delle due singole immagini dei due singoli occhi.

Per la maggior parte delle persone, pur avendo due occhi, risulta normale che ciò che vediamo sia "singolo". In realtà non è così ovvio e questa condizione di visione singola  richiede un grande lavoro da parte del sistema visivo e condizioni che lo permettano. Possiamo semplificare dicendo che se i due occhi vedono l'oggetto osservato nello stesso modo (forma, dimensione, colore, nitidezza, posizione nello spazio) il cervello potrà riunire le due immagini e permetterci una "visione singola". 

fig.1

Ma questa condizione permette anche, grazie alla posizione separata dei due occhi, e quindi due punti di vista diversi, la visione stereo o tridimensionale (fig.1). Naturalmente chi vede da un solo occhio non ha una percezione del mondo piatta, come se guardasse un quadro o una foto. L'esperienza permette, come spiegano i principi della psicologia della Gestalt (2, 3), di percepire la profondità grazie al confronto dei profili degli oggetti, delle dimensioni ecc. Per esempio se osserviamo in una spianata senza altri riferimenti un'auto al lato di una casa, con dimensioni non proporzionate, avremo la netta sensazione che l'auto sia molto più vicina a noi permettendoci una percezione di profondità nello spazio (fig.2).

fig.2

Ma anche se le dimensioni fossero coerenti, fra casa e auto, questa seconda, interrompendo il profilo della casa, ci trasmetterebbe il fatto che l'auto si trovi più vicina a noi rispetto la casa (fig.3).


fig.3

Naturalmente la visione stereo ci permette un altro livello di precisione nelle valutazioni, e conseguentemente, nel gestire questa percezione nella nostra vita quotidiana. Per sperimentare quanto siamo precisi nell'afferrare un piccolo oggetto, grazie ai due occhi, provate a chiuderne uno mentre fate la seguente operazione: fate sostenere un oggetto sottile come uno spillo o uno stuzzicadenti. Con la vostra mano dominante, con un movimento laterale, provate ad afferrare l'oggetto al primo tentativo. Sono sicuro che lo mancherete o lo toccherete ma in modo impreciso! Quanti tentativi vi saranno necessari? Provate a riaprire l'occhio chiuso e sperimentato come diviene facile lo stesso compito.

FATEMI SAPERE COM'E' ANDATA!

Tornando alla persona strabica, avendo gli occhi deviati, non risponderà ai presupposti richiesti dalla stereo visione. Gli occhi infatti osserveranno oggetti diversi e quindi non sovrapponibili. Il sistema nervoso avrà in questo caso confusione e visione doppia. La visione sdoppiata rende il nostro rapporto con lo spazio circostante, quasi impossibile e quindi il cervello tende a spengere un occhio. Questo fenomeno si chiama "soppressione" ed è quello che succede negli strabici. In realtà non è sempre così dipendendo da vari fattori, uno dei quali affronteremo più avanti.

A livello didattico, gli specialisti della visione, studiano che uno strabico, non potendo usare entrambi gli occhi insieme, NON può avere visione stereo e questo è dimostrato con gli strumenti usati tradizionalmente durante le visite.


MA NON E' COSI'!
Nei giorni 5 e 6 di giugno scorso, presso l'Istituto di Ricerca e di studi in Ottica e Optometria (I.R.S.O.O.) si è svolto il corso "Visione Binoculare e Stereopsi" a cura di Angie Minichiello (O.D., Ph.D.), che ho avuto il piacere di poter assistere nella docenza.

Durante le due giornate abbiamo potuto dimostrare, prima teoricamente e poi clinicamente, grazie alla presenza di pazienti, che anche in presenza di strabismo è possibile avere visione stereo! Il concetto e gli strumenti innovativi sono stati sviluppati da Angie Minichiello e J.-Bernard Weiss oculista strabologo di fama mondiale, autore di numerosissime pubblicazione e precursore della chirurgia di strabismo con anestesia topica.

 Il concetto è che gli strumenti e le metodiche attualmente adottati analizzano la visione stereo fine e quindi centrale. Altra cosa è poter valutare la presenza di una stereovisione periferica che rappresenta un dato importantissimo per la prognosi della chirurgia di strabismo, sempre condizionata da molte variabili non sempre valutabili. In sostanza se un soggetto strabico ha una visione stereo, e quindi una fusione di immagini proveniente dai due occhi se pur periferica, dopo la chirurgia avrà una maggior stabilità della motilità oculare avendo, a livello cerebrale, conservato una forma di visione binoculare.


E' sorprendente scoprire quanti strabici possano riferire di poter vedere i film tridimensionali, che ovviamente rappresentano una stimolazione visiva periferica, per le dimensioni dello schermo cinematografico.

Un interessante articolo (4) dedicato allo studio di strabismo e ambliopia (occhio pigro), del 2014, evidenzia, con sorpresa degli autori, come in molti casi dove gli strumenti tradizionali non registrano stereo visione i pazienti dichiarano di poter vedere appunto film tridimensionali al cinema.

Ma già nel 1981 (5) era stata registrata una "residua interazione binoculare" in strabici attraverso il test del campo visivo. Anche in questo caso è presente una interazione binoculare periferica ma non centrale.

Potremmo concludere quindi che grazie ai nuovi strumenti di Minichiello e Weiss abbiamo la possibilità di valutare se uno strabico ha visione stereo e questo dato risulta prezioso prima di un intervento chirurgico. Naturalmente sarebbe auspicabile che anche a livello accademico vengano corrette le teorie adeguandole ai nuovi risultati della ricerca e agli strumenti di Minichiello e Weiss.

Bibliografia
1) Cline D., Hofstetter H.W., Griffin J.R.: Dictionary of Visula Science. Fourth edition. ed. Butterworth-Heinemann 1997.
2) Metzger W.: I fondamenti della psicologia della gestalt. ed. Giunti Barbera 1984.
3) Kanizsa G.: Grammatica del vedere. Saggi su percezione e Gestalt. ed.il Mulino 1980.
4) Levi D.M., Knill D.C., Bavelier D.: Stereopsis and amblyopia: A mini-review. Vision Research, Volume 114, September 2015, Pages 17-30.
5)  R., Fronius M., Singer W.: Binocular interaction in the peripheral visual field of humans with strabismic and anisometropic amblyopia. Vision Res. 1981;21(7):1065-74.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 



venerdì 1 aprile 2022

AMBLIOPIA (OCCHIO PIGRO): STORIA E NUOVE STRATEGIE DI TRATTAMENTO


UN PO DI STORIA E NUOVE PROSPETTIVE
Da tempo il trattamento dell'ambliopia (occhio pigro) ha registrato un cambio radicale abbandonando gradualmente l'uso dell'occlusione dell'occhio buono che, seppur stimolando l'occhio pigro, può provocare problemi futuri, come la perdita del possibile recupero della collaborazione fra i due occhi, senza garantire la permanenza dei risultati acquisiti durante il trattamento stesso.


Già nel 1722 Saint Yves descrisse, nella sua pubblicazione ristampata ad Amsterdam nel 1736 l'occlusione dell'occhio dominante per promuovere l'uso dell'occhio strabico. Buffon nel 1743 raccomandava l'occlusione dell'occhio buono per raddrizzare quello strabico. Erasmus Darwin (1),·nonno di Charles Darwin, ha fornito un resoconto molto più completo del trattamento dello strabismo "Se lo strabismo non è stato confermato da molto tempo, e un occhio non è molto peggiore dell'altro, un pezzo di garza tesa su un cerchio di osso di balena, per coprire l'occhio migliore in modo tale da ridurre la nitidezza della vista di questo occhio a un grado di imperfezione simile all'altro, dovrebbe essere indossato alcune ore ogni giorno. 

Oppure l'occhio migliore dovrebbe essere completamente oscurato da una tazza di latta ricoperta di seta nera per alcune ore al giorno, per cui l'occhio migliore sarà gradualmente indebolito dalla mancanza di uso e l'occhio peggiore sarà gradualmente rafforzato usandolo. Coprire un occhio affetto da questo problema nei bambini per settimane è molto suscettibile di produrre strabismo...".

E' interessante notare come già nel XVIII secolo si parlava di "penalizzazione", la tecnica che non oscura totalmente l'occhio buono ma ne riduce drasticamente la qualità visiva portandolo a livello di quello pigro, e che era già chiaro che l'occlusione poteva far scatenare uno strabismo, se non fosse già presente. La "penalizzazione" che per Darwin consisteva in una garza, è divenuta poi anche farmacologica, con l'uso di un farmaco che blocca l'accomodazione e dilata la pupilla (atropina).

David H. Hubel e Torsten N. Wiesel mentre festeggiano il Nobel per la Medicina nel 1981.

Fu il lavoro di Hubel e Wiesel (2) nei primi anni '60 a gettare le basi per nuovi concetti riguardanti lo sviluppo della vista nei primi anni di vita. I loro studi permisero dei cambiamenti radicali nella conoscenza del processo visivo-corticale e conseguentemente approccio diagnostico e terapeutico delle alterazioni funzionali come l'Ambliopia.

Dalla prestigiosa rivista "Eye Movements, Strabismus, Amblyopia and Neuro-ophthalmology" arrivano interessanti risultati sulla ricerca (3) relativa all'approccio del trattamento dell'Occhio Pigro (ambliope) che tendono a superare l'ormai datata occlusione (tappo sull'occhio che vede bene).

Nello specifico si sono valutate le risposte di fissazione e dei movimenti saccadici, anche dell'occhio non ambliope, che risultano peggiorare nel caso di trattamento che esclude una visione binoculare. Questo si aggiunge, nel caso di strabismi, ad un possibile aumento della deviazione provocato proprio dal trattamento dell'occhio pigro con l'occlusione. 

I risultati dimostrano che la visione e la stimolazione dell'occhio ambliope da solo riducono la fissazione dello stesso occhio, e la precisione dei suoi movimenti saccadici (i movimenti che usiamo saltando da un oggetto all'altro o da una parola all'altra nella lettura), e questo pregiudica anche il risultato finale dello stesso trattamento di riabilitazione. 


Anche la rivista di medicina "Dica33" affronta l'argomento pubblicando i risultati di una ricerca (4), da poco uscita sulla rivista "Journal of the American Association for Pediatric Ophthalmology and Strabismus", della dottoressa Eileen E. Birch del Southwestern medical center all'Università del Texas (Usa) dove si prospetta la possibilità di sostituire l'occlusione, deleterea per lo sviluppo della visione binoculare (uso dei due occhi insieme), con una stimolazione attraverso sistemi elettronici come l'iPad. Lo scopo è sempre quello di creare stimoli che non interrompano mai  la visione binoculare. Lo studio è stato eseguito su bambini dai 3 ai 7 anni.

Come dimostrano gli studi (5, 6), sebbene il trattamento con occlusione si traduca in una migliore acuità visiva per il 73%–90% nei bambini ambliopi, il 15%–50% non riesce a raggiungere la normale acuità visiva dopo mesi o anni di trattamento. Si registra spesso anche una regressione una volta interrotta la stimolazione quando eseguita solo sull'occhio ambliope (monocularmente).

Negli ultimi anni, la realtà virtuale è emersa come un nuovo strumento sicuro ed efficace per la neuro-riabilitazione di diverse condizioni dell'infanzia e dell'età adulta. Le terapie basate sulla realtà virtuale possono indurre la riorganizzazione corticale e promuovere l'attivazione di diverse connessioni neuronali in un'ampia gamma di età, portando a miglioramenti contrastati nelle capacità motorie e funzionali (7, 8, 9, 10)


L'uso della realtà virtuale per la riabilitazione visiva nell'ambliopia è stato studiato negli ultimi anni, con la possibilità di utilizzare giochi che combinano apprendimento percettivo e stimolazione dicoptica (16). Questa combinazione di tecnologie consente allo specialista di misurare, trattare e controllare i cambiamenti nella soppressione (annullamento della visione dell'occhio che vede peggio), che è uno dei fattori che portano alle alterazioni corticali nell'ambliopia.

Nel corso del tempo, è stata anche determinata chiaramente una relazione tra la pratica dell'uso di videogiochi e il miglioramento di alcuni tipi di capacità di cognizione visiva (11). Ad esempio, è stato dimostrato che la riproduzione di vidogiochi d'azione è collegata a una migliore visione periferica (12), abilità spaziali superiori (13), una migliore sensibilità al contrasto (14) e un ridotto effetto di affollamento (15), tra gli altri vantaggi.

Quello che possiamo auspicare è che anche nella nostra realtà vengano implementate queste strategie nel trattamento "dell'occhio pigro".

Bibliografia
1) Darwin E: Zoonomia. vol III: 1801; 236--7.
2) Hubel, David H., Torsten N. Wiesel. "Effects of monocular deprivation in kittens." Naunyn-Schmiedebergs Archiv for Experimentelle Pathologie und Pharmakologie 248 (1964): 492–7.
3) Jordan Murray; Palak Gupta; Cody Dulaney; Kiran Garg; Aasef G. Shaikh; Fatema F. Ghasia: Effect of Viewing Conditions on Fixation Eye Movements and Eye Alignment in Amblyopia. Investigative Ophthalmology & Visual Science February 2022, Vol.63, 33.
4) Eileen E. Birch, et al.: Binocular iPad treatment for amblyopia in preschool children. Journal of the american association for pediatric ophthalmology and strabismus J AAPOS. 2015 Feb; 19(1): 6–11.
5) Birch EE, Stager DR., Sr Long-term motor and sensory outcomes after early surgery for infantile esotropia. J AAPOS. 2006;10:409–13.
6) Woodruff G, Hiscox F, Thompson JR, Smith LK. Factors affecting the outcome of children treated for amblyopia. Eye (Lond) 1994;8:627–31.
7) S. Kühn, T. Gleich, R. C. Lorenz, U. Lindenberger, and J. Gallinat, “Playing super mario induces structural brain plasticity: gray matter changes resulting from training with a commercial video game,” Molecular Psychiatry, vol. 19, no. 2, pp. 265–271, 2014.
8) D. Gong, H. He, D. Liu et al., “Enhanced functional connectivity and increased gray matter volume of insula related to action video game playing,” Scientific Reports, vol. 5, no. 1, p. 9763, 2015.
9) D. Bavelier and C. S. Green, “The brain-boosting power of video games,” Scientific American, vol. 315, no. 1, pp. 26–31, 2016.
10) C. P. Barlett, C. A. Anderson, and E. L. Swing, “Video game effects-confirmed, suspected, and speculative,” Simulation & Gaming, vol. 40, no. 3, pp. 377–403, 2009.
11) A. C. Oei and M. D. Patterson, “Enhancing cognition with video games: a multiple game training study,” PLoS One, vol. 8, Article ID e58546, 2013.
12) C. S. Green and D. Bavelier, “Effect of action video games on the spatial distribution of visuospatial attention,” Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, vol. 32, no. 6, pp. 1465–1478, 2006.
13) J. Feng, I. Spence, and J. Pratt, “Playing an action video game reduces gender differences in spatial cognition,” Psychological Science, vol. 18, no. 10, pp. 850–855, 2007.
14) R. Li, U. Polat, W. Makous, and D. Bavelier, “Enhancing the contrast sensitivity function through action video game training,” Nature Neuroscience, vol. 12, no. 5, pp. 549–551, 2009.
15) C. S. Green and D. Bavelier, “Action-video-game experience alters the spatial resolution of vision,” Psychological Science, vol. 18, no. 1, pp. 88–94, 2007.
16) María B. Coco-Martin, et al.: The Potential of Virtual Reality for Inducing Neuroplasticity in Children with Amblyopia. Journal of Ophthalmology Volume 2020 |Article ID 7067846

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

LE LENTI BLU PROTEGGONO REALMENTE, DA PROBLEMI DI VARIO TIPO, GLI OCCHI?

La questione sull'affaticamento, o perfino danni legati all'uso di computer e sistemi elettronici in generale, è molto dibattuto. Ne...