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domenica 23 luglio 2023

DIFFICOLTA' VISIVE SENZA UN PROBLEMA DI VISTA?


Il titolo apparentemente enigmatico, e un po' sviante, nasconde una verità interessante che riguarda il sistema visivo: spesso, specialmente nel periodo scolastico, si possono avere difficoltà visive senza la presenza di difetti visivi evidenti o rilevanti. La definizione dell'articolo che riporto, e che seguirà, parla appunto di Problema Visivo Funzionale indicando quindi una difficoltà nell'organizzazione visiva, e quindi specialmente nello svolgimento di quelle che sono attività di tipo cognitivo, mnemonico, in assenza di difetti refrattivi o strutturali di rilievo. 

I problemi di questo tipo possono inoltre essere confusi con problemi di apprendimento (questione già trattata in questo blog con vari articoli che potete consultare) anche perché il controllo "della vista" non rientra, per esempio, nel protocollo per la certificazione DSA. E quando venga eseguito spesso si riduce ad una valutazione grossolana della visione da lontano e dello stato oculomotorio, per escludere la presenza di un occhio pigro o uno strabismo.

Andiamo quindi alla lettura di questo articolo, che troverete nella versione originale attraverso questo LINK,  che è un po' lunghino ma che merita sicuramente di essere letto. Buona lettura e buon Test finale. 

Il contenuto del seguente articolo è stato scritto da professionisti e quindi rivisto e modificato, per accuratezza medica, dalla dottoressa Kellye Knueppel optometrista del Vision Therapy Center.


I bambini possono sperimentare problemi scolastici per una serie di motivi. Ma al di là di cose come la difficoltà di apprendimento o lo stress a casa, un problema sorprendente può colpire i bambini che non hanno mai avuto difficoltà a scuola prima: un problema visivo funzionale.
Ogni anno si verifica un fenomeno, di questo tipo, dopo i primi 30 giorni di scuola. Ragazzi che non hanno mai avuto problemi scolastici, come brutti voti e problemi comportamentali, si ritrovano improvvisamente in difficoltà.

Molto spesso il bambino è brillante ed è andato sempre bene a scuola. Tuttavia, dopo essere passati alla classe successiva, i problemi sembrano essersi materializzati dal nulla. Il bambino potrebbe avere un problema visivo funzionale, che è stato in grado di nascondere, compensare o per il quale adattarsi per anni, fino ad ora.

Ok, allora cos'è un problema visivo funzionale?

La visione funzionale implica una serie di abilità che vengono apprese e sviluppate per aiutarti a raccogliere ed elaborare informazioni visive. Sono necessarie per svolgere compiti come leggere righe di testo in una pagina, copiare informazioni presentate in classe e rimanere concentrati sui compiti scolastici.


Di seguito è riportata la descrizione delle tre principali aree di abilità visive che compongono la visione funzionale - teaming degli occhi, messa a fuoco e movimento oculari - inclusi esempi di problemi che possono verificarsi quando queste abilità non funzionano correttamente.

Teaming degli occhi

I due occhi dovrebbero funzionare come una squadra allineandosi e puntando nello stesso punto dell'oggetto che si sta osservando. Dovrebbero lavorare insieme in modo coordinato e preciso per fornire una visione e una percezione della profondità uniche, confortevoli ed efficienti.

Cosa succede quando c'è un problema: se i due occhi sono disallineati, il cervello non sarà in grado di combinare correttamente l'immagine di ciascun occhio in un'unica immagine. Quando ciò accade, una persona perderà la percezione della profondità 3D e potrebbe sperimentare una visione doppia.

Sintomi: perdita di posizione durante la lettura, scarsa comprensione della lettura, affaticamento degli occhi e affaticamento.

Messa a fuoco degli occhi

Ogni occhio ha una lente che cambia forma per consentire alla persona di vedere chiaramente gli oggetti a distanze diverse. Quando questa abilità funziona bene, la persona può facilmente spostare l'attenzione tra oggetti a distanze diverse.

Cosa succede quando c'è un problema: una persona può avere difficoltà a mantenere la messa a fuoco del materiale di lettura e può sperimentare sfocatura intermittente o costante, specialmente quando guarda oggetti dettagliati tenuti vicini. Inoltre, la persona può avere difficoltà a spostare l'attenzione tra gli oggetti (ad es. guardando dalla cattedra alla parte anteriore della classe o viceversa).

Sintomi: mal di testa, dolore agli occhi, affaticamento degli occhi, lacrimazione e affaticamento.

Movimenti oculari

Una persona controlla se i suoi occhi si muovono, dove si muovono e quanto velocemente si muovono. Ciò consente alla persona di mantenere la fissazione su un oggetto in movimento, spostare la fissazione da un oggetto all'altro o mantenere la fissazione su un oggetto fermo.

Cosa succede quando c'è un problema: una persona può avere difficoltà a prendere una palla o a muovere gli occhi su una riga di testo, poiché entrambi richiedono movimenti oculari precisi ed efficienti. Potrebbe anche non essere in grado di mantenere il contatto visivo durante l'ascolto.

Quando c'è un problema con una o più di queste abilità, hai un problema di visione funzionale.

Sintomi: perdita di posizione, omissione di parole durante la lettura, difficoltà a copiare il testo da un posto all'altro (ad es. dalla tavola alla scrivania), produttività ridotta, difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti vicini, affaticamento, scarsa coordinazione/goffaggine.

Perché non viene rilevato?

I problemi di visione funzionale generalmente non vengono rilevati dai controlli della vista che di solito mettono alla prova l'acuità visiva o la capacità di vedere chiaramente le cose. In effetti, puoi avere un problema di visione funzionale e avere una vista di 10/10 (20/20 negli Stati Uniti) e più.



I test per i problemi di visione funzionale richiedono attrezzature e formazione avanzate ed è meglio se eseguiti da un optometrista dello sviluppo, specializzato nella diagnosi e nel trattamento di questi problemi.

Ma perché questi problemi si materializzano improvvisamente, anche tra bambini che non hanno mai dovuto affrontarli prima?
I bambini possono compensare e "convivere" con il problema della vista, fino a un certo punto.


Il sistema visivo si adatta costantemente e il cervello può trovare modi per compensare i problemi che influenzano la tua vista. Ad esempio, se hai un problema con il teaming degli occhi, il tuo cervello potrebbe sopprimere l'immagine di uno dei due occhi per evitare la visione doppia. Mentre questo risolve il problema di uno sdoppiamento inaccettabile per il cervello, riduce la percezione della profondità e il comfort e l'efficienza della tua visione.


I bambini raramente sono consapevoli che questi adattamenti si stanno verificando. Anche quando lo sono, potrebbero non avere idea che il loro sistema visivo non funzioni correttamente perché la loro esperienza visiva è l'unica che conoscono.

Presumono che tutti vedano e vivano il mondo come loro.

Perché il sistema visivo non può continuare ad adattarsi?

Le misure di compensazione del sistema visivo non porteranno lo studente molto lontano. Alla fine la stampa diventerà troppo piccola per essere seguita o i calcoli matematici troppo difficili da elaborare. È allora che iniziano le difficoltà non compensabili.

In che modo i problemi di visione funzionale influenzano le materie scolastiche?

La visione funzionale ha un impatto su ogni area tematica, ma in modi diversi. Tieni presente che tutte le aree tematiche richiedono attività del sistema visivo sempre più complesse, man mano che i bambini crescono:

Lettura:  "Molti bambini iniziano la scuola quando hanno cinque o sei anni e fanno fatica a imparare a leggere. Ci sono poi molti bambini che sono stati bravissimi nell'apprendere a leggere ma arriva la terza elementare, e hanno bisogno di leggere più a lungo e con ogni sorta di problema di comprensione".

Matematica:  "La matematica è qualcosa che molte persone non penserebbero così collegata alla visione, ma la matematica riguarda davvero lo spazio. I numeri occupano una certa quantità di spazio. Il solo fatto di essere in grado di capire cosa significano i numeri nel mondo reale è un concetto spaziale...se hai difficoltà con la percezione della profondità e i concetti spaziali, è molto più difficile capire cosa sia la matematica."



Scrittura a mano:  "Per la scrittura a mano, la tua vista dovrebbe essere la guida per la tua mano. Se il tuo sistema visivo non funziona molto bene, potresti affaticarti guardando i dettagli ed è difficile continuare a guardare la pagina. La calligrafia di alcune persone inizia bene, ma poi peggiora man mano che scrivono".

Composizione:  "Vediamo molti bambini che hanno difficoltà a mettere i loro pensieri su carta. Molti bambini sono bravi verbalmente, ma quando si tratta di mettere i loro pensieri per iscritto, fanno fatica. Molte volte è la parte fisica del guardare il foglio. Alcune persone hanno bisogno di aiuto con la visualizzazione per pensare all'intera storia, pensarci nella mente e poi scriverla in modo sequenziale. Questo è un alto livello di visione, ma fa parte della visione stessa".

Perché i tipici controlli della vista non rilevano questi problemi di vista?

È davvero una questione di tempo, risorse e competenze?

I tipici screening della vista sono progettati per testare la vista o l'acuità visiva. La vista è la tua capacità di vedere determinate dimensioni di lettere a distanze prestabilite, in genere 10/10, su una tabella di Snellen. La visione funzionale comprende più della semplice visualizzazione di lettere su una tabella, quindi il test per i problemi di visione funzionale richiede un esame più completo eseguito da un optometrista dello sviluppo.


Per questi test della vista funzionale può essere necessaria un'ora o più, e richiedere attrezzature e addestramento speciali e test per un'ampia gamma di problemi di vista funzionale.

Il College of Optometrists in Vision Development (COVD) ha rilevato che un bambino su quattro ha un problema di vista che influisce sulla loro capacità di leggere e apprendere. È per questo che crediamo che ogni bambino dovrebbe sottoporsi a un esame per escludere un problema di visione funzionale ANCHE se supera i controlli del periodo scolastico.

Rilevare e affrontare i problemi visivi funzionali il prima possibile ci aiuterebbe a diagnosticare correttamente problemi che vengono spesso scambiati per ADHD, ADD, dislessia e problemi comportamentali.

Come vengono trattati i problemi di visione funzionale?

Ci sono una serie di potenziali trattamenti. Può essere uno o una combinazione dei seguenti trattamenti utilizzati per trattare un problema:

Occhiali da vista: alcuni pazienti con problemi visivi funzionali presentano anche condizioni di rifrazione come miopia, ipermetropia e astigmatismo. Nella maggior parte dei casi, gli occhiali per affrontare queste condizioni migliorano solo la vista della persona e non la sua visione funzionale. Queste sono comunemente chiamate lenti "compensative".


Durante un esame della vista funzionale, l'optometrista verificherà se esiste una prescrizione che può aiutare una persona a utilizzare la propria visione funzionale in modo più efficiente. Queste sono comunemente chiamate lenti "prestazionali" perché il loro scopo è migliorare la visione funzionale, non migliorare la vista.

Fototerapia sintonica: i pazienti con problemi visivi funzionali spesso hanno difficoltà a prestare attenzione sia alla parte centrale che a quella periferica del loro campo visivo. Ciò può avere un impatto negativo significativo sulle loro capacità visive, in particolare sui movimenti degli occhi.

Osservare colori specifici della luce può effettivamente migliorare la capacità del paziente di prestare attenzione alla visione centrale e periferica. Pertanto, viene spesso utilizzato come primer per la terapia della vista.

Ginnastica Visiva: un programma individualizzato che combina attività ed esercizi di allenamento della vista, in studio e a domicilio, che affrontano i problemi visivi funzionali specifici di un paziente.

Il tuo prossimo passo: controlla i sintomi



Se pensi che tuo figlio possa avere un problema di visione funzionale, il passo successivo è identificare i sintomi.

Ecco 12 segni tipici:
- Gli occhi si stancano durante la lettura
- Soglia di attenzione breve
- Ha un occhio strabico o pigro
- Inclina frequentemente la testa da un lato o ha una spalla notevolmente più alta
- Strizza gli occhi, strizza le palpebre e/o chiude ripetutamente un occhio
- Tiene il libro molto vicino durante la lettura
- Ha una scarsa coordinazione occhio-mano
- Sperimenta una stanchezza eccessiva alla fine dei giorni di scuola
- Si frustra facilmente
- Sperimenta una visione offuscata
- Si lamenta di nausea o vertigini e cinetosi (mal d'auto)
- Sperimenta la visione doppia

Clicca sul link qui sotto e rispondi al Vision Quiz (in inglese ma è possibile attivare la traduzione Google) per vedere altri sintomi. Il punteggio del Vision Quiz ti darà un'indicazione che potrebbero essere necessari ulteriori test. Potrebbe essere il primo passo per rimettere in carreggiata tuo figlio.




Come sempre rimango a completa disposizione per chiarimenti, dubbi o un consulto professionale presso i miei studi.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze


ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

martedì 21 giugno 2022

PERIODO PLASTICO PER IL RECUPERO DELL'OCCHIO PIGRO


FINO A CHE ETA' E' POSSIBILE RECUPERARE UN OCCHIO PIGRO?

In un articolo che ho già citato nel precedente post dove si parlava della visione stereo degli strabici, viene fatta una raccolta (review) di pubblicazioni a livello mondiale sull'argomento della plasticità del cervello che permetterebbe recuperi visivi, anche in età adulta avanzata, dell'ambliopia (occhio pigro) e conseguentemente di un certo grado di visione stereo. Normalmente, durante le visite oftalmologiche pediatriche, i genitori si sentono dire che il periodo in cui si può recuperare l'ambliopia è molto breve. Non di rado, se il bambino arriva alla visita a 6-7 anni, viene giudicato irrecuperabile e viene abbandonato come caso non più trattabile. 

E' noto (1, 2, 3) che la plasticità cerebrale ha un picco in giovanissima età ma questo momento, dove il trattamento è sicuramente più efficace, non coincide con il periodo plastico. Infatti gli autori scrivono "l'assunto che la plasticità finisca effettivamente dopo il periodo critico, ha avuto un effetto perverso nella pratica clinica. Ai pazienti ambliopi di età superiore ai sette anni viene spesso detto che non saranno mai in grado di recuperare l'acuità visiva o la stereovisione"(4).  

MA COS'E' L'AMBLIOPIA?

Il sistema nervoso in generale, e quello addetto alla visione in particolare, si sviluppa in gran parte grazie agli stimoli che riceve nel primo periodo di vita. Privarlo di questi stimoli determina una perdita di funzionalità che nell'occhio si definisce appunto Ambliopia. questa perdita di stimoli può essere causata, nella stragrande maggioranza dei casi, o da uno strabismo, quando devia sempre lo stesso occhio, o da un problema visivo importante (quasi sempre in un occhio solo) che impedisce una visione accettabile. Gli autori dell'articolo si chiedono se sia possibile recuperare sia la visione di qualità che la stereo visione, che rappresenta il massimo livello di collaborazione fra i due occhi, dopo il periodo critico.

Negli ultimi 20 anni gli studi (1, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11) hanno dimostrato che una plasticità significativa può essere presente ben oltre il periodo critico, grazie a stimolazioni adeguate. Gli studi indicano comunque risultati più numerosi e rilevanti nei casi di occhio pigro in assenza di strabismo. Già nel 1986 Holopigian, Blake e Greenwald (13) avevano scoperto che "gli ambliopi anisometropici (differenza di correzione fra i due occhi senza strabismo) hanno visione stereo a basse frequenze, ma non alte, suggerendo che mentre la loro stereoacuità non è fine come nella normalità, è comunque funzionale".

Il lavoro affronta vari tipi di allenamento visivo, dal più tradizionale, con il tappo sull'occhio "buono", a sistemi avanzati di realtà virtuale. Tutte le tecniche che permettevano di non interrompere il lavoro simultaneo dei due occhi (come invece fa il tappo su un occhio, che è una tecnica che risale al 1700(14)) sono risultati i migliori. La caratteristica che però è stata evidenziata come un potenziamento incredibile per l'allenamento visivo, è risultata la stimolazione multisensoriale (15). Il fatto di unire allo stimolo visivo uno uditivo, uno tattile, uno fonetico (quindi un soggetto può vedere un oggetto che deve andare a toccare  a tempo determinato da un metronomo e nominarlo) è risultato un potenziamento del recupero visivo non solo durante il periodo di allenamento ma anche come fattore stabilizzatore nel tempo. 


Un esempio di queste stimolazioni multisensoriali può essere il lavoro eseguito dal soggetto, dove deve riconoscere delle frecce assimilabili alla forma di una lettera presente a sinistra dello schermo (fase cognitiva), toccarle (fase di coordinamento visuo-motorio) rimanendo in equilibrio su pedana (fase tonico-posturale) ma viste attraverso occhiali rosso-verdi che permettono di stimolare gli occhi separatamente (fase binoculare).

In conclusione possiamo affermare che certi paradigmi relativi all'ambliopia (occhio pigro) ed il recupero di una visione adeguata, e conseguente recupero di una visione stereo, devono essere completamente rivisti dagli specialisti e dalle scuole che li preparano.


Bibliografia

1) Bavelier D, Levi DM, Li RW, Dan Y, Hensch TK.: Removing brakes on adult brain plasticity: From molecular to behavioral interventions. The Journal of Neuroscience. 2010;30(45):14964–14971.
2) 
Movshon JA, Van Sluyters RC.: Visual neural development. Annual Review of Psychology. 1981;32:477–522.
3) 
Wiesel T.: Postnatal development of the visual cortex and the influence of environment. Nature. 1982;299:583–591.
4) 
Levi D.M., Knill D.C., Bavelier D.: Stereopsis and amblyopia: A mini-review. Vision Res. 2015 Sep; 114: 17–30. 
5) 
Baroncelli L, Maffei L, Sale A.: New perspectives in amblyopia therapy on adults: A critical role for the excitatory/inhibitory balance. Frontiers in Cellular Neuroscience. 2011;5:25.
6) Hess RF, Thompson B, Baker DH.: Binocular vision in amblyopia: Structure, suppression and plasticity. Ophthalmic and Physiological Optics. 2014;34(2):146–162. 
7) Levi DM. Prentice award lecture 2011: Removing the brakes on plasticity in the amblyopic brain. Optometry and Vision Science. 2012;89(6):827–838. 
8) Levi DM, Li RW.: Perceptual learning as a potential treatment for amblyopia: A mini-review. Vision Research. 2009;49(21):2535–2549.
9) Levi DM, Polat U.: Neural plasticity in adults with amblyopia. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. 1996;93(13):6830–6834.
10) Morishita H, Hensch TK.: Critical period revisited: Impact on vision. Current Opinion in Neurobiology. 2008;18(1):101–107.
11) Wong AM.: New concepts concerning the neural mechanisms of amblyopia and their clinical implications. Canadian Journal of Ophthalmology. 2012;47:399–409. 
12) 
McKee S.P., Levi D.M., Movshon J.A.: The pattern of visual deficits in amblyopia. Journal of Vision, 3 (2003), pp. 380-405.
13) 
Holopigian K., Blake R., Greenwald M.J.: Selective losses in binocular vision in anisometropic amblyopes. Vision Research, 26 (1986), pp. 621-630.
14) 
Charles de Saint-Yves: Nouveau traité des maladies de yeux” Paris, 1722.
15) Vedamurthy I., Huang S., Levi D.M., Bavelier D., Knill D.C.: Recovery of stereopsis in adults through training in a virtual reality task. Optical Society of America, Fall Vision Meeting, Rochester, NY, USA (2012)


Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

venerdì 1 aprile 2022

AMBLIOPIA (OCCHIO PIGRO): STORIA E NUOVE STRATEGIE DI TRATTAMENTO


UN PO DI STORIA E NUOVE PROSPETTIVE
Da tempo il trattamento dell'ambliopia (occhio pigro) ha registrato un cambio radicale abbandonando gradualmente l'uso dell'occlusione dell'occhio buono che, seppur stimolando l'occhio pigro, può provocare problemi futuri, come la perdita del possibile recupero della collaborazione fra i due occhi, senza garantire la permanenza dei risultati acquisiti durante il trattamento stesso.


Già nel 1722 Saint Yves descrisse, nella sua pubblicazione ristampata ad Amsterdam nel 1736 l'occlusione dell'occhio dominante per promuovere l'uso dell'occhio strabico. Buffon nel 1743 raccomandava l'occlusione dell'occhio buono per raddrizzare quello strabico. Erasmus Darwin (1),·nonno di Charles Darwin, ha fornito un resoconto molto più completo del trattamento dello strabismo "Se lo strabismo non è stato confermato da molto tempo, e un occhio non è molto peggiore dell'altro, un pezzo di garza tesa su un cerchio di osso di balena, per coprire l'occhio migliore in modo tale da ridurre la nitidezza della vista di questo occhio a un grado di imperfezione simile all'altro, dovrebbe essere indossato alcune ore ogni giorno. 

Oppure l'occhio migliore dovrebbe essere completamente oscurato da una tazza di latta ricoperta di seta nera per alcune ore al giorno, per cui l'occhio migliore sarà gradualmente indebolito dalla mancanza di uso e l'occhio peggiore sarà gradualmente rafforzato usandolo. Coprire un occhio affetto da questo problema nei bambini per settimane è molto suscettibile di produrre strabismo...".

E' interessante notare come già nel XVIII secolo si parlava di "penalizzazione", la tecnica che non oscura totalmente l'occhio buono ma ne riduce drasticamente la qualità visiva portandolo a livello di quello pigro, e che era già chiaro che l'occlusione poteva far scatenare uno strabismo, se non fosse già presente. La "penalizzazione" che per Darwin consisteva in una garza, è divenuta poi anche farmacologica, con l'uso di un farmaco che blocca l'accomodazione e dilata la pupilla (atropina).

David H. Hubel e Torsten N. Wiesel mentre festeggiano il Nobel per la Medicina nel 1981.

Fu il lavoro di Hubel e Wiesel (2) nei primi anni '60 a gettare le basi per nuovi concetti riguardanti lo sviluppo della vista nei primi anni di vita. I loro studi permisero dei cambiamenti radicali nella conoscenza del processo visivo-corticale e conseguentemente approccio diagnostico e terapeutico delle alterazioni funzionali come l'Ambliopia.

Dalla prestigiosa rivista "Eye Movements, Strabismus, Amblyopia and Neuro-ophthalmology" arrivano interessanti risultati sulla ricerca (3) relativa all'approccio del trattamento dell'Occhio Pigro (ambliope) che tendono a superare l'ormai datata occlusione (tappo sull'occhio che vede bene).

Nello specifico si sono valutate le risposte di fissazione e dei movimenti saccadici, anche dell'occhio non ambliope, che risultano peggiorare nel caso di trattamento che esclude una visione binoculare. Questo si aggiunge, nel caso di strabismi, ad un possibile aumento della deviazione provocato proprio dal trattamento dell'occhio pigro con l'occlusione. 

I risultati dimostrano che la visione e la stimolazione dell'occhio ambliope da solo riducono la fissazione dello stesso occhio, e la precisione dei suoi movimenti saccadici (i movimenti che usiamo saltando da un oggetto all'altro o da una parola all'altra nella lettura), e questo pregiudica anche il risultato finale dello stesso trattamento di riabilitazione. 


Anche la rivista di medicina "Dica33" affronta l'argomento pubblicando i risultati di una ricerca (4), da poco uscita sulla rivista "Journal of the American Association for Pediatric Ophthalmology and Strabismus", della dottoressa Eileen E. Birch del Southwestern medical center all'Università del Texas (Usa) dove si prospetta la possibilità di sostituire l'occlusione, deleterea per lo sviluppo della visione binoculare (uso dei due occhi insieme), con una stimolazione attraverso sistemi elettronici come l'iPad. Lo scopo è sempre quello di creare stimoli che non interrompano mai  la visione binoculare. Lo studio è stato eseguito su bambini dai 3 ai 7 anni.

Come dimostrano gli studi (5, 6), sebbene il trattamento con occlusione si traduca in una migliore acuità visiva per il 73%–90% nei bambini ambliopi, il 15%–50% non riesce a raggiungere la normale acuità visiva dopo mesi o anni di trattamento. Si registra spesso anche una regressione una volta interrotta la stimolazione quando eseguita solo sull'occhio ambliope (monocularmente).

Negli ultimi anni, la realtà virtuale è emersa come un nuovo strumento sicuro ed efficace per la neuro-riabilitazione di diverse condizioni dell'infanzia e dell'età adulta. Le terapie basate sulla realtà virtuale possono indurre la riorganizzazione corticale e promuovere l'attivazione di diverse connessioni neuronali in un'ampia gamma di età, portando a miglioramenti contrastati nelle capacità motorie e funzionali (7, 8, 9, 10). 


L'uso della realtà virtuale per la riabilitazione visiva nell'ambliopia è stato studiato negli ultimi anni, con la possibilità di utilizzare giochi che combinano apprendimento percettivo e stimolazione dicoptica (16). Questa combinazione di tecnologie consente allo specialista di misurare, trattare e controllare i cambiamenti nella soppressione (annullamento della visione dell'occhio che vede peggio), che è uno dei fattori che portano alle alterazioni corticali nell'ambliopia.

Nel corso del tempo, è stata anche determinata chiaramente una relazione tra la pratica dell'uso di videogiochi e il miglioramento di alcuni tipi di capacità di cognizione visiva (11). Ad esempio, è stato dimostrato che la riproduzione di vidogiochi d'azione è collegata a una migliore visione periferica (12), abilità spaziali superiori (13), una migliore sensibilità al contrasto (14) e un ridotto effetto di affollamento (15), tra gli altri vantaggi.

Quello che possiamo auspicare è che anche nella nostra realtà vengano implementate queste strategie nel trattamento "dell'occhio pigro".

Bibliografia
1) Darwin E: Zoonomia. vol III: 1801; 236--7.
2) Hubel, David H., Torsten N. Wiesel. "Effects of monocular deprivation in kittens." Naunyn-Schmiedebergs Archiv for Experimentelle Pathologie und Pharmakologie 248 (1964): 492–7.
3) Jordan Murray; Palak Gupta; Cody Dulaney; Kiran Garg; Aasef G. Shaikh; Fatema F. Ghasia: Effect of Viewing Conditions on Fixation Eye Movements and Eye Alignment in Amblyopia. Investigative Ophthalmology & Visual Science February 2022, Vol.63, 33.
4) Eileen E. Birch, et al.: Binocular iPad treatment for amblyopia in preschool children. Journal of the american association for pediatric ophthalmology and strabismus J AAPOS. 2015 Feb; 19(1): 6–11.
5) Birch EE, Stager DR., Sr Long-term motor and sensory outcomes after early surgery for infantile esotropia. J AAPOS. 2006;10:409–13.
6) Woodruff G, Hiscox F, Thompson JR, Smith LK. Factors affecting the outcome of children treated for amblyopia. Eye (Lond) 1994;8:627–31.
7) S. Kühn, T. Gleich, R. C. Lorenz, U. Lindenberger, and J. Gallinat, “Playing super mario induces structural brain plasticity: gray matter changes resulting from training with a commercial video game,” Molecular Psychiatry, vol. 19, no. 2, pp. 265–271, 2014.
8) D. Gong, H. He, D. Liu et al., “Enhanced functional connectivity and increased gray matter volume of insula related to action video game playing,” Scientific Reports, vol. 5, no. 1, p. 9763, 2015.
9) D. Bavelier and C. S. Green, “The brain-boosting power of video games,” Scientific American, vol. 315, no. 1, pp. 26–31, 2016.
10) C. P. Barlett, C. A. Anderson, and E. L. Swing, “Video game effects-confirmed, suspected, and speculative,” Simulation & Gaming, vol. 40, no. 3, pp. 377–403, 2009.
11) A. C. Oei and M. D. Patterson, “Enhancing cognition with video games: a multiple game training study,” PLoS One, vol. 8, Article ID e58546, 2013.
12) C. S. Green and D. Bavelier, “Effect of action video games on the spatial distribution of visuospatial attention,” Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, vol. 32, no. 6, pp. 1465–1478, 2006.
13) J. Feng, I. Spence, and J. Pratt, “Playing an action video game reduces gender differences in spatial cognition,” Psychological Science, vol. 18, no. 10, pp. 850–855, 2007.
14) R. Li, U. Polat, W. Makous, and D. Bavelier, “Enhancing the contrast sensitivity function through action video game training,” Nature Neuroscience, vol. 12, no. 5, pp. 549–551, 2009.
15) C. S. Green and D. Bavelier, “Action-video-game experience alters the spatial resolution of vision,” Psychological Science, vol. 18, no. 1, pp. 88–94, 2007.
16) María B. Coco-Martin, et al.: The Potential of Virtual Reality for Inducing Neuroplasticity in Children with Amblyopia. Journal of Ophthalmology Volume 2020 |Article ID 7067846

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo. 

giovedì 6 agosto 2020

VISIONE DOPPIA DOPO LA CATARATTA? COME EVITARLO!

VISIONE DOPPIA SEMPRE PIU' FREQUENTE DOPO CATARATTA

Con l'aumentare della vita media, e probabilmente anche cambiamenti di tipo ambientale e alimentare, l'opacizzazione del cristallino, che porta poi alla "maturazione" della cataratta, si fa sempre più frequente. Parallelamente aumentano anche i casi di visione doppia dopo l'intervento per la sostituzione del cristallino.

Non trattandosi di una patologia, molto spesso dopo l'intervento viene consigliato semplicemente di aspettare fino a quando il problema rientri spontaneamente. In genere questo avviene ma spesso dopo vari mesi che la persona è costretta a passare con un forte disagio o per la visione doppia o per l'uso di un tappo su un occhio.


Anche se la signora, in posa per la foto, sembra felice in realtà questo problema provoca disagi molto forti per i quali viene prospettata, come dicevamo, solo l'attesa e la pazienza. In taluni casi perfino la rassegnazione, se dopo alcuni mesi il problema permane. Nell'articolo precedente (http://aulo-optometry.blogspot.com/2020/01/equilibrio-e-visione-in-eta-avanzata.html) alcuni studi dimostrano come squilibri della visione binoculare possono influire in modo importante sull'equilibrio e motilità delle persone anziane, mettendole anche a rischio di cadute e fratture.

Uno studio (1) dedicato a questi casi ha evidenziato come l'intervento di cataratta non sia la causa diretta delle anomalie di visione binoculare non strabiche (NSBVA), e quindi dello sdoppiamento, ma evidenzi disfunzioni potenziali o subacute già presenti prima dell'intervento stesso. Probabilmente già nella progressione della cataratta, che raramente è contemporanea nei due occhi, si sviluppa una visione diversa che rende più complicata la "fusione" e cioè l'uso coordinato dei due occhi sia da un punto di vista motorio che a livello sensoriale.


Qing-Qing e colleghi (1) hanno valutato i dati raccolti durante le analisi visive su soggetti che avevano programmato il doppio intervento di cataratta (prima un occhio poi l'altro) a distanza di circa un anno. I test visivi, eseguiti prima della chirurgia, venivano ripetuti dopo il primo intervento e dopo il secondo. I risultati indicano che oltre il 60% dei soggetti, dopo l'intervento, presentavano anomalie della visione binoculare. Il principale fattore di rischio per la previsione di un problema di visione doppia postoperatoria è l'anomalia preesistente. Lo studio conclude che andrebbero aumentati i controlli visivi specifici della visione binoculare sui soggetti anziani e in particolare nel periodo precedente all'intervento.

La maggior parte degli studi (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16) attribuiscono la visione doppia dopo intervento di cataratta a problemi a livello dei muscoli oculomotori (riduzione di motilità o paresi) da trauma durante la chirugia o effetti tossici dell'anestesia, sugli stessi muscoli. Rainin e Carlson (9) furono i primi a suggerire che la tossicità dell'anestetico locale poteva provocare una paresi muscolare temporanea o permanente. Carlson et al. (10) hanno successivamente dimostrato degenerazione e rigenerazione nei muscoli dell'occhio dopo l'uso di numerosi anestetici locali.

Seguendo le indicazioni di Qing-Qing Tan, potremmo affemare che sia fondamentale, in prospettiva di un intervento chirurgico, una completa valutazione optometrica della funzione visiva (che ovviamente non sostituisce la valutazione medico-chirurgica) per prevenire, anche con allenamento visivo, che il sistema visivo perda la sua funzionalità binoculare.

Rimango a disposizione per chiarimenti o dubbi.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia

Esperto in tecniche visuo-posturali
Docente e Tutor della Scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Docente a progetto presso l’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria di Vinci – Firenze

email luca.ieri@proton.me 
cell. +39.328.6113505

Blog Aulo Optometry
YouTube Luca Ieri

Bibliografia
1)  Qing-Qing Tan; James S Lewis; Mitchell Scheiman "Binocular Vision Characteristics in Patients before and after Cataract Surgery" ARVO Annual Meeting Abstract,  June 2020.
2) Hamed LM . Strabismus presenting after cataract surgery. Ophthalmology 1991; 98: 247–252.
3) Catalano RA, Nelson LR, Calhoun JH, Schatz NJ, Harley RD . Persistent strabismus presenting after cataract surgery. Ophthalmology 1987; 94: 491–494.
4) Capo H, Roth E, Johnson T, Munoz M, Siatkowski RM . Vertical strabismus after cataract surgery. Ophthalmology 1996; 103: 918–921; discussion by Guyton DL.
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16) Rose KM, Roper-Hall G . Differential diagnosis of diplopia following cataract extraction. American Orthoptic Journal 1999; 49: 99–104.

ATTENZIONE: si ricorda che all'interno degli articoli di questo Blog vengono usati termini e concetti semplificati per un pubblico non professionale e a scopo puramente divulgativo.

venerdì 27 marzo 2020

L'INGANNO DI BATES


L'inganno in realtà non è quello del Dr. Bates, che con le sue intuizioni probabilmente ha posto le basi per l'attuale ginnastica visiva, ma di chi continua a presentare le sue teorie e i suoi scritti come attuali e a vendere corsi spesso gestiti da non specialisti della visione, per "recuperare la vista". E' questa infatti la cosa che mi ha sempre incuriosito affrontando l'argomento "Bates". Chi propone e spiega queste tecniche spesso non ha nessuna conoscenza del sistema visivo e della neurofisiologia.

Vediamo quindi quali sono i punti di forza e i punti deboli, di questa teoria, partendo da un inquadramento storico.


Periodo storico
William Horatio Bates era un medico vissuto a cavallo fra il 1800 ed il 1900 (1860-1931) che grazie alle proprie intuizioni ed evidenze cliniche, preparò degli esercizi per migliorare la vista senza l'uso di occhiali. Il problema principale, dell'applicazione odierna delle sue teorie, è che la mancanza delle conoscenze sviluppate dalle neuroscienze solo negli anni '50 e la generalizzazione che fece dei dati che raccoglieva non gli permisero di svilluppare risultati che si possono definire scientifici.
 
fig.1 Alla Ricerca dell’Elisir di lunga vita (9)

Età media degli abitanti di USA e GB
Nei libri che ho avuto l'opportunità di leggere (ristampe che periodicamente appaiono sul mercato) non si parla mai delle date relative alla vita di Bates e alla pubblicazione del libro (1919). E le date sono importanti anche da un punto di vista sociale. Nel 1850, in Inghilterra e Stati Uniti d'America l'aspettativa di vita era intorno ai 40-45 anni che sali nel 1950 a 65 anni. Facendo quindi una curva di progressione potremmo ipotizzare che a cavallo del secolo l'aspettativa di vita era intorno ai 50 anni. Inoltre ancora nel 1900, gli Stati Uniti avevano il più alto tasso di morti sul lavoro di qualsiasi paese industrializzato del mondo, riducendo ulteriormente il numero di potenziali presbiti.


Livello culturale del periodo
Da un punto di vista di istruzione nel 1900 solo circa il 7% degli statunitensi aveva conseguito il diploma di scuola media superiore. Dato che salì al 17% nel 1920. In Europa la situazione era decisamente peggiore con solo il 20% dei giovani tra i sedici e i diciassette anni che frequentava ancora la scuola.

Incrociando i dati possiamo immaginare che la richiesta visiva era molto bassa sia per la tipologia di lavoro svolto dalla maggioranza della popolazione che per il livello culturale del periodo. La lettura era sicuramente un lusso per pochi e le attività lavorative da impegno intellettivo erano probabilmente rilegate ad un numero basso di impiegati. Inoltre per l'aspettativa di vita possiamo persino escludere la presbiopia (problema da vicino che subentra intorno ai 50 anni) e quindi risultano anche curiose le affermazioni dove si parla della soluzione di questo problema.

Alla luce dei grandi passi delle neuroscienze negli anni '50 e degli sviluppi tecnologici e neurofisiologici degli ultimi anni, proviamo ad analizzare alcune affermazioni di Bates e poi gli esercizi stessi da lui approntati. Il libro che prenderò in considerazione, e sul quale farò i riferimenti, è "Il metodo Bates per vedere bene senza occhiali" edito da Casa Edit. Astrolabio e pubblicato nel 1989.


TEORIA E REALTA' (pag.5)
Bates fa una serie di considerazioni che oggi risultano completamente errate. Indica i vizi refrattivi come malattie che la scienza "moderna", di quel periodo, indicava "curabili" solo con l'uso di "stampelle" che erano gli occhiali. Indica il nostro corpo imperfetto e a prova di ciò definisce l'appendice intestinale come un'erronea dimenticanza nello sviluppo del corpo. Oggi sappiamo quanto questo sia falso e quanto importante sia quella appendice per i nostri microbioti (1).
Ha ragione quando, già allora, osservava come l'occhio si fosse sviluppato fondamentalmente per una visione da lontano, come predatore, e che nell'età "moderna" (non poteva immaginare cosa sarebbe successo nei successivi cento anni) la richiesta visiva da vicino, sia a livello lavorativo che intellettivo, era aumentata.


Nelle pagine seguenti Bates afferma che il cristallino si modificherebbe solo di piccole entità e solo in età giovanile. Questo fatto non spiegherebbe i grandi cambiamenti di fuoco dell'occhio imputabili, secondo lui, alla capacità del bulbo stesso di cambiare di forma e lunghezza. Teorie totalmente errate (4, 7), alla luce delle moderne metodiche d'indagine come TAC, RM, ecobiometria, ecc.

Parla inoltre, sempre riferendosi al cristallno, della presbiopia che affetterebbe i soggetti dai 40-45 anni, provocando una importante riduzione delle capacità di messa a fuoco già dai 20 anni. Altro dato che non corrisponde a verità. Oggi sappiamo che la riduzione di elasticità e l'aumento di spessore del cristallino avviene in modo graduale fin dalla nascita ma che inizia a creare problemi di tipo funzionale in età più avanzata. Una componente importante di questo processo è legata all'ossidazione dei tessuti dello stesso cristallino, determinata sia da fattori ambientali che alimentari (2, 3). Questo ci porta, nella pratica clinica, a trovare soggetti che iniziano ad avere problemi da vicino, in assenza di altri difetti refrattivi, intorno ai 50 anni di età e soggetti che riescono a postergare la necessità degli occhiali per ancora 5-10 anni. Naturalmente il tutto è sempre condizionato dal tipo di attività visiva svolta dal soggetto ma anche dallo stile di vita alimentare.

LA VERITA' SULL'ACCOMODAZIONE (pag.14)
In questo capitolo Bates ribadisce il concetto che il cristallino non sarebbe implicato nel cambio di fuoco dell'occhio. Concetto totalmente sbagliato! (10, 11, 12)

 fig.2 Correcting presbyopia - Modern Options (8)

A pag.20 l'affermazione "cambia anche la forma dell'errore: la miopia si trasforma addirittura in ipermetropia e una forma di astigmatismo in un'altra" che Bates usa per provare che i vizi refrattivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo) non dipendono dalla struttura dell'occhio, che sarebbe ovvimante immutabile, una volta finito lo sviluppo, in realtà descrive quello che clinicamente possiamo registrare frequentemente. Questi effetti si spiegano con le alterazioni che il sistema accomodativo subisce a causa di un cattivo uso della visione e perfino per interferenze del sistema tonico-posturale attraverso le connessioni comuni fra Formazione Reticolare, Collicolo Superiore, ganglio di Gasser e trigemino, ecc.

Tralasciamo quindi le seguenti pagine dedicate a valutazioni di tipo anatomico, fisiologico e funzionale che possono essere contestate facilmente (per le quali rimango a disposizione dei curiosi che vorranno chiarimenti puntuali) e passiamo alla parte di esercizi.

IL PALMING (pag.49)
La procedura di coprire gli occhi con le palme delle mani per rilassare la visione è sicuramente efficace e vedremo perché. Quello che non ha basi scientifiche e viene contraddetto dallle evidenze neurofisiologiche è la questione legata alla percezione del nero collegata all'assenza o scomparsa dei problemi visivi. Il sistema nervoso retinico è organizzato in aree percettive che hanno zone ON e OFF. Questo vuol dire che le aree hanno zone che se colpite da luce si accendono e zone che si spengono (13, 14, 15). Possiamo capire quindi che tappando gli occhi avremo zone stimolate e zone inibite dando come risultato l'impossibilità di vedere un nero intenso e totale che significherebbe assenza di stimoli. 
La parte sicuramente efficace è comunque l'interruzione di una visione che rappresenta sempre un lavoro per gli occhi e tutto il sistema visivo, ed un lavoro particolarmente faticoso in caso di ipermetropia o astigmatismo. Il chiudere gli occhi senza usare le mani può non avere lo stesso effetto. Infatti usando le mani rilassiamo tutto l'occhio ed annessi come il muscolo orbicolare palpebrale, innervato dal muscolo facciale, che serve a chiudere le palpebre (16).

Inoltre durante un'attività visiva prolungata, specialmente se di tipo cognitivo, riduciamo il battito degli occhio (ammiccamento) provocando secchezza oculare. La secchezza oculare può essere dovuta anche a questioni ambientali, fisiologiche e funzionali. Una inadeguata lubrificazione della cornea provoca inizialmente una perdita di qualità visiva. La lacrima infatti uniforma la superficie irregolare della cornea, trasformandola in una lente di buona qualità. Secondariamente danneggia le cellule epiteliali, attivano i nocicettori che rilasciano i mediatori dell’infiammazione, inducendo lo stimolo doloroso (5, 6).

Riassumendo il palming porta a rilassare i muscoli delle palpebre, quelli della messa a fuoco e della motilità oculare (eliminando la visione), permette di recuperare un'ottimale lubrificazione della cornea che porterà, alla riapertura delle palpebre, anche ad un miglioramento visivo come aveva notato Bates. Non ci sarà invece nessuna relazione con i problemi visivi e la possibilità di vedere il nero intenso. Ciò che vediamo ad occhi chiusi è determinato dall'eletricità di base del sistema nervoso e attività determinate da condizioni emotive.

LA MEMORIA AGEVOLA LA CAPACITA' VISIVA (pag.55)
In questo capitolo Bates cita per la prima volta i "disturbi funzionali" che sono alla base delle rieducazioni visive anche oggi. Una delle affermazioni ricorrenti è che il nero, rispetto agli altri colori, si vede bene sia con molta luce che con poca. Questo è corretto perchè la parte centrale della retina, che vede i colori, funziona solo con molta luce mentre con bassa luce vediamo in bianco e nero (17). Inoltre Bates fa riferimento anche al fatto che gli occhi che vedono meglio percepiscono meglio il nero e anche questo è corretto. Il contrasto delle immagini, e quindi la percezione di nero e grigio, è direttamente relazionato al fuoco. Più grande sarà il problema visivo e più il contrasto dell'immagine sarà ridotto.


fig.3 by ClearVision.it

Vediamo nella fig.3 come cambia l'intensità del nero, del contrasto, all'aumentare del problema visivo (D = diottrie). Tornando alla percezione e il ricordo del "nero", sempre in relazione alla stimolazione di tipo neuronale collegato anche a questioni emotive, ritengo che possa esser utile usare la percezione del nero, ad occhi chiusi, per facilitare il rilassamanento e non solo visivo. Questo è comunque un parere personale non avvalorato da studi scientifici. Bates fa riferimento anche a persone con miopie elevate che con i vari esercizi tendevano a ridursi o scomparire.

Come detto anteriormente il sistema accomodativo, attraverso il cristallino, può simulare miopie anche molto elevate attraverso attività visive stressanti, problemi psicologici (miopia isterica), diabete, e altre aptologie legate al sistema nervoso  (18, 19, 20, 21). Risulta possibile registrare variazioni anche importanti della miopia non legati a problemi refrattivi, casi riportati da Bates in questo capitolo.

Il titolo "la memoria agevola la visione" nasconde in realtà la verità che "la memoria agevola l'elaborazione di qualcosa che non vedo bene". A riprova di ciò vi propongo uno gioco che di tanto in tanto gira sui social dove è evidente come il cervello è capace di leggere qualcosa che non riesce a vedere correttamente. 


In realtà non esiste nessuno studio dell'Università di Cambridge ma nell’immagine dove sono scritte le parole riuscirete a leggerle in modo corretto perchè il nostro cervello ci consente di anticipare la lettura ricordando il significato semantico di un termine già incontrato. Il cervello quindi sfrutta la memoria per ricomporre immagini che conosce anche se non lo vede in modo corretto.


L'IMMAGINAZIONE AGEVOLA LA CAPACITA' VISIVA (pag.63) 
In questo capitolo si sottolinea che al conoscere un'immagine il sistema visivo riesce a codificarlo più velocemente e con maggior precisione. Questo è corretto. La visione, come spiega Bates, è un processo complesso con coinvolge il proprio vissuto con le esperienze visive, emotive, sensoriali. Per gli specialisti visivi infatti il "testimone oculare" è molto pericoloso perché sappiamo come la visione può essere completamente condizionata e modificata dalle proprie esperienze e da contesti particolari come sono le illusioni ottiche.

fig.4 Due messicani o due vecchi? by 105.net

In seguito Bates, in un parallelismo fra macchina fotografica e occhio, cerca di dimostrare che il contrasto non è direttamente proporzionale al fuoco adducendo come prova il fatto che il nero non è stabile, ci può essere visione doppia e altri effeti non costanti. In realtà tutto questo conferma che la visione non è stabile, il fuoco non è stabile e anche l'allineamento degli occhi può fluttuare, tutto collegabile a tensioni accomodative e stress (distress) visivo. Bates parla anche del fatto che l'occhio può vedere meglio le linee ortogonali e peggio le oblique. Non sapeva di aver individuato, cosa che oggi abbiamo provato con i test elettrofisiologici, che il processo di elaborazione corticale ha una via preferenzialeverso le linee verticali e orizzontali rispetto alle oblique. Visione multipla, modifiche delle dimensioni e della posizione dell'oggetto osservato sono perfettamente compatibili con il processo visivo come lo conosciamo oggi, ma non con le teorie di Bates.

LO SPOSTAMENTO E L'OSCILLAZIONE (pag.71)
Anche in questo capitolo Bates tende a mescolare e confondere varie funzioni del sistema visivo ma aveva sicuramente individuato alcuni aspetti totalmente esatti. Parlando dei movimenti oculari afferma che gli occhi non riescono a stare completamente immobili e che arrivando ad una buona fissazione stabile tendono a perdere il fuoco dell'oggetto osservato. Questo fenomeno è corretto e fa riferimento al nistagmo fisiologico che mantiene l'occhio in un continuo tremolio anche quando abbiamo la sensazione di fissare fermamente un oggetto.

A questo sono uniti i movimenti di salto da un punto ad un altro (movimenti saccadici che usiamo durante la lettura per esempio) e i  movimenti d'inseguimento (pursuit), il tutto coordinato dal sistema vestibolare dell'orecchio interno. I micro-movimenti servono a mantenere l'occhio in continua tensione, pronto a quanlsiasi movimento richiesto, e ad evitare lo sbiancamento retinico (22, 23, 24). I neuroni addetti alla visione, coni e bastoncelli, funzionano grazie a sostanze che durante la visione si "consumano" e se gli occhi riuscissero a fermarsi completamente, l'immagine scaricherebbe le stesse cellule portando alla perdita progressiva di visione fino allo "sbiancamento" completo (25).

L'esercizio proposto di fissare un punto e cercare di vedere lettere a lato, saltando da una lettera all'altra, sfrutta la visione periferica che effettivamente porta a rilassare quella centrale e migliorare la percezione globale, anche se Bates considera che questo "sforzo" può in realtà peggiorare la visione.  

LE ILLUSIONI OTTICHE (pag.80)
L'inzio del capitolo è abastanza confuso dove si parla delle illusioni ottiche presenti con visione normale ma anche con problemi visivi. Nel proseguire con le varie tipologie di "illusioni ottiche" si può leggere una serie di inesattezze dovute all'impossibilità di conoscere ciò che sappiamo oggi.
- Illusioni cromatiche: Bates le indica come daltonismo, difetto della percezione dei colori tendenzialmente verde e azzurro. In realtà il daltonismo indica un difetto della percezione dei colori sulla gamma rosso/verde, nome derivante dal ricercatore britannico John Dalton che per primo, nel 1794, descrisse il disturbo che lui stesso aveva. I disturbi della visione dei colori si definiscono discromatopsie e possono essere sulla gamma blu/giallo (tritanopia), rosso (pronatopia), verde (deutenaropia) (26).

fig.5 Tavole di Ishihara


- Illusione di dimensione: effetti di ingrandimento o rimpicciolimento, specie se gli occhi sono diversi (aniseconia), possono essere effetti ottici legati alla lunghezza e/o alla potenza degli occhi (29).
- Illusione di forma: le distrsioni delle lettere o di oggetti possono essere collegate ad astigmatismo che da proprio questo effetto. E se attivata l'accomodazione le distorsioni possono anche cambiare continuamente. Inoltre si accenna a un effetto puramente neurologico che si chiama "affollamento" dove è possibile leggere lettere singole e non più se circondate da altre, seppur della stessa dimensione.
- Illusione di oggetti non esistenti: facendo riferimento alle miodesopsie o mosche volanti (impurità all'interno dell'umor vitreo, sostanza che riempie eda forma all'occhio) si imputano ad affaticamento visivo e comunque ad una illusione. Oggi sappiamo essere alterazioni organiche e reali all'interno dell'occhio (27, 28).
- Illusione di colori complementari: la possibilità di vedere colori opposti a quelli appena fissati è sempre collegato ad una questione neurologica dei recettori che si scaricano. Se fissate per qualche minuto una pagina rossa e poi osservate una pagina binaca la vedrete di colore verde. Si chiama post-immagine (30).
- Punti ciechi dopo aver fissato il sole: ASSOLUTAMENTE PERICOLOSO! Ho voluto sottolineare che guardare il sole è estremamente pericoloso per danni anche permanenti a livello della retina. L'effetto descritto di vedere macchie nere può esere collegato sia a post-immagini appena citato ma anche a scotomi provocati appunto da danni ai recettori visivi.
- Illusioni delle stelle scintillanti: si indicano come illusioni mentali ma in realtà si tratta di effetti legati a effetti retinici transitori o danni retinici come rottura e distacco della retina. In caso di osservare scintillii e lampi rivolgersi immediatamente ad un pronto soccorso oculistico, per scrupolo.

Una costante di tutto lo scritto di Bates è che fa riferimento a molte ricerche, risultati scientifici, ecc. senza mai produrre una bibliografia o dato specifico sulla sperimentazione svolta. 


PRESBIOPIA: CAUSA E TRATTAMENTO (pag.96)
Nel capitolo si ribadisce tutto il tema della presbiopia che come abbiamo esposto in precedenza è completamente errato sia nella valutazione dell'età che nella spiegazione. Ma qui si accenna ad altra questione molto interessante. Bates indica che molte persone nell'avanzare dell'età vedono scomparire i problemi di visione da vicino tornando a vedere meglio di persone più giovani.

Un fatto che probabilmente al momento non era noto è che nell'avanzare degli anni il cristallino non solo perde la propria elasticità ma degenera in un modo che fa aumentare la sua potenza. Potrà essere capitato a molti di vedere la nonna che lascia i vecchi occhiali da vicino e torna a vedere bene da vicino. Quello di cui non ci preoccupiamo, per il nuovo stile di vità di una persona anziana (ma oggi questa sta cambinando radicalmente)  non si controlla la visione da lontano che a questo punto risulterà sicuramente ridotta.



Saltando i prossimi capitoli per l'impossibiltà di commentare, in modo sintetico, tutte le affermazioni oggi non più corrette rimando i lettori ad una risposta personalizzata per chi volesse affrontare argomenti ed affermazioni specifiche. Contattatemmi senza problemmi.

I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA CURA (pag.135)
Affrontiamo quindi telegraficamente i punti già visti duranmte la lettura del libro:
- Fare riposare gli occhi: assolutamente corretto far riposare gli occhi chiudendoli e aggiungerei assumendo una posizione comoda e rilassata per tutto il corpo (integrazione fra visione e postura) con una respirazione profonda diaframmatica che, attivata dal sistema simpatico, interagisce con il sistema accomodativo rilassandolo.
- Il palming: ho già esposto perchè rappresenta una pratica positiva per un rilassamento oculare.
- L'oscillazione: movimenti a salto (saccadici) e di inseguimento (pursuit) e anche stimolazione della visione periferica sono positive per stimolare il miglior funzionamento del sistema visivo.
- La memoria: questa può facilitare la codifica di immagini viste sfuocate ma non certo migliorare la vista.
- L'immaginazione: immaginarsi qualcosa per riuscire a vederla è un concetto abbastanza astruso e certo non ha basi scientifico-neurologiche.
- La fissazione centrale: si afferma che cercare di vedere con un campo ampio porta ad affaticameno e quindi a riduzione della visione. In realtà ampliare la visione come estensione, oltre che permettere maggiori campacità visive, porta ad un rilassamento generale.
- La cura del sole: alla base di questa tecnica assolutamente pericolosa per la salute degli occhi (danni anche irreversibili alla retina) c'è però un concetto esatto. L'abbagliamento, e in questo caso va bene dirigere lo sguardo verso il sole con gli occhi chiusi, stimola il rilassamento del sistema accomodativo. Ad occhi aperti invece è importante proteggere l'occhio con occhiali da sole, contro i raggi UVA (ultravioletti A).

CONCLUSIONI
Spero di aver chiarito, con questo articolo, cosa delle intuizioni di Bates è ancora valido e quali sono le cose che non hanno nessuna base scientifica o addirittura possono risultare dannose. Il suo concetto principale che i difetti visivi come ipermetropia, miopia, astigmatismo e presbiopia non siano strutturali (legati alla forma dell'occhio) e neanche funzionali (legati alle funzioni accomodative, ecc.) è completamente errato.

Nella sua esposizione la visione diventa più che un fenomeno neurologico e ottico, un processo psicologico fatto di emozioni, memoria, immaginazione e che grazie all'esercizio di questi aspetti può "guarire" qualsiasi difetto dell'occhio. Una visione quasi platonica del "VEDERE" (31, 32, 33). E' ovvio che la componente psicologica può giocare un ruolo importante nel "vedere" il mondo che ci circonda ma alla base deve comunque esserci un organo che strutturato in modo adeguato funzioni anche in modo corretto.

La cosa più importante è che qualsiasi programma di rieducazione e ginnastica visiva non possono che essere preparate e personalizzate da uno SPECIALISTA DELLA VISIONE.

Rimango a vostra disposizione per chiarimenti puntuali.

Luca Ieri
Optometry Doctor - State University of Latvia
Ministry of Welfare licence n.1169


Esperto in tecniche visuo-posturali
Tutor e docente della scuola di Clinica Neuro-Visuo-Posturale - Milano
Membro Associazione Italiana Dislessia (AID)

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Blog Aulo Optometry


Bibliografia
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  3. McGinty SJ., Truscott RJ., Presbyopia: the first stage of nuclear cataract? Ophthalmic Res. 2006;38(3):137-48. Epub 2006 Jan 3. 
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  6. Galor A, Levitt RC, Felix ER, Martin ER, Sarantopoulos CD. Neuropathic ocular pain: an important yet underevaluated feature of dry eye. Eye (Lond). 2015 Mar;29(3):301-12. doi: 10.1038/eye.2014.263. Epub 2014 Nov 7. Review. PubMed PMID: 25376119; PubMed Central PMCID: PMC4366454. 
  7. Gerard Obrecht, Lawrence W. Stark, Presbyopia Research: From Molecular Biology to Visual Adaptation. Springer Science & Business Media 2013. 
  8.  Jason Higginbotham, Correcting presbyopia - Modern Options. Published in: Health & Medicine Nov 8, 2016
  9.  Giacomo Bo, Alla Ricerca dell’Elisir di lunga vita. Riflessioni.it, giugno 2008
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